Casa degli Atellani. Courtesy by Fondazione Portaluppi

martedì 29 giugno 2010

Recensione del giorno

Teste
di Giuseppe Genna
Mondadori, Milano, 2009 - 384 pagine; 18 euro.

Milano. Si parte dall’idroscalo. Superficie ghiacciata che nasconde una testa mozzata e il corpo di uno scivolato, forse, imprudente, forse, pensionato. Decollamenti e complotti vari per l'ispettore Mario Lopez, che sempre lavora al quarto piano della questura di via Fatebenefratelli. La solita trama gialla, il solito poliziotto e sempre, su tutto, i Servizi Segreti. Ovvio: letteratura di genere. Ancora più ovvio: Genna non è Ellroy.
Però, fin dall’inizio, il lettore trova delle parti corsivate: introducono ogni capitolo e tanto sembrano dei flussi di coscienza. Questi pensieri in divagazione sono il punto a favore del libro. Sono le parti che vengono saltate quando si ha sonno e sono le stesse che si vanno a rileggere quando le indagini annoiano o quando il libro è già finito. Scopriremo solo alla fine chi parla, proprio quando non ci sarà più nessun interesse per il mistero criminoso e per le sorti del caro Lopez, forse all’ultima fatica.


intervista a Genna

martedì 22 giugno 2010

Recensione del giorno

Just Kids
di Patti Smith
Feltrinelli, Milano, 2010; 293 pagine, 19 euro.

A soli diciotto anni, nell'estate del '67, Patti Smith abbandona il New Jersey e, con un biglietto di sola andata, raggiunge New York: ”Nessuno mi stava aspettando. Ma mi aspettava ogni cosa”, racconta. In una città tanto grande s'imbatte due volte, per caso, in uno studente d'arte della sua stessa età, Robert Mapplethorpe. “Come se fosse la cosa più naturale del mondo restammo assieme senza più separarci”. Per campare lei lavora in una libreria e lui fa il vetrinista, oppure il traslocatore, oppure niente. Entrambi sognano un destino da artisti, anche se ignorano ancora come. Patti disegna e scrive poesie, influenzata dalle sue mille ottocentesche letture; Robert scava dentro se stesso, smonta e rimonta frattaglie, dipinge. Non ha mai preso una macchina fotografica in mano. “Nulla è finito finché non lo vedi tu”, dice a Patti delle sue opere. E pure: “Nessuno vede come noi”, quando le avversità di ogni giorno minano la consapevolezza del loro talento. A furia di scavare Robert si scopre omosessuale, ma lui e Patti non smettono mai di amarsi, capirsi e aiutarsi. A costo di sacrifici da Bohème e di cocciute intuizioni, faticosamente ottengono quello che sognano.
Già lo sappiamo dalle discografie e dai libri di storia dell'arte: dopo le prime, fortunate letture per pochi intimi, Patti Smith pubblica due libri di poesie e ha l'idea di unire i suoi versi alla musica. Nel 1975 monta il Patti Smith Group, registra l'album Horses e diventa una rockstar – la poetessa del rock, come la chiamavano qui da noi; dopo quattro album, un successo prestatole da Bruce Springsteen e due memorabili e controversi concerti italiani nel 1980 mette su famiglia e per sei anni si ritira in campagna. Tornata sulle scene a pieno ritmo, oggi è un riconosciuto mito del rock 'n' roll. Quanto al fotografo Robert Mapplethorpe, assieme ai graffitari Keith Haring e Jean-Michel Basquiat viene ricordato come uno dei più importanti artisti del suo tempo, e perciò del nostro. Delle sue foto in bianco e nero di nudi espliciti e di atti sessuali estremi e incensurati si parla con gli aggettivi plastici usati per descrivere le sculture di Michelangelo. Nel 1989 è morto per AIDS.
Just Kids è il racconto della lunga storia d’amore e di amicizia fra Patti e Robert. Soprattutto prima della fama, quando entravano uno alla volta al Whitney Museum per risparmiare e poi si convincevano che, un giorno, pure loro avrebbero esposto lì. Due ragazzini apparentemente senz’arte né parte diventati grandissimi assieme: qualcosa di magico, se ci pensate. Fin dall’inizio condividono un patto di protezione: “Il presupposto era che uno di noi restasse sempre all’erta, tutto qui. Se io ero giù, lui doveva stare su. Se uno dei due era malato, l’altro doveva rimanere in salute.” Pagina dopo pagina, la forza di questo patto e l’eternità del loro legame arriva diretta a noi. Ancorché non inedito, lo sfondo del racconto è irresistibile: Patti e Robert che vanno ad abitare al Chelsea Hotel, il rifugio degli artisti della città, e che s'intrufolano al Max's Kansas City, il locale bazzicato dalla corte di Andy Warhol. E’ la New York “vera, sfuggente e sessuale” che era apparsa a Patti appena arrivata. Ma anche la città delle opportunità: quando Patti fa incontri casuali, si chiamano Jimi Hendrix o Allen Ginsberg; alle sue letture assiste William Burroughs e, se ha altre storie, le ha con Sam Shepard o Todd Rundgren. Il suo è un racconto struggente, dove sembra non esistere il male. Patti ha la virtù di trovare il lato lirico in tutte le persone che incontra, e il motore epico in tutte le situazioni che si è trovata a vivere, anche le più squallide. Uno si ricorda i lenzuoli di parole in libertà con i quali affollava le buste interne dei suoi ellepì e un po’ si stupisce della sua attuale, urbana capacità di sintesi. Faccio un esempio. La sua vita è costellata di lutti e di tragedie: prima di partire per New York diede in adozione una propria bimba, come la protagonista di Juno; oltre a Mapplethorpe, in questi anni le sono morti un fratello e il marito, il musicista Fred Sonic Smith. Patti è una donna coraggiosa, che non ha mai avuto paura dei gesti e delle parole: nel 1979 a Bologna si beccò qualche (meritato) fischio perché, in pieno concerto, mise su un nastro con la voce di Papa Luciani. Dedica un libro intero al suo amico del cuore e del marito parla poco, per forza di cose. Ma sentite come, nel finale, si fa gioco in tre righe delle nostre gelosie supponenti, e di tutti gli involuti e ragionati biglietti d'auguri che in carriera siamo stati capaci di scrivere: Di colui che sarebbe diventato mio marito desidero soltanto dire che era un re tra gli uomini, e che gli uomini conoscevano chi era. Biblica. (il P.)

Patti Smith e Robert Mapplethorpe

lunedì 14 giugno 2010

Recensione del giorno

Un giorno di gloria per Miss Pettigrew
di Winifred watson

Neri Pozza, Milano, 2008 - 214 pagine; 15 euro


Un romanzo delicato, dall’umorismo sottile. La storia si snoda a quadri scanditi dallo scorrere del tempo di una giornata particolare per la scialba istitutrice Miss Pettigrew che si muove nei palazzi chic della Londra bene anni ’30 in cerca di lavoro. E’ una donna in tono minore: i suoi vestiti, i suoi capelli, la sua faccia sono segnati dall’usura, dal tempo e dai sacrifici. La sua vita è corsa via, anno dopo anno, tra un incarico e l’altro, senza mai lasciarle il tempo di viverla davvero. Miss Pettigrew si è limitata guardare gli altri vivere, osservandone i dettagli e analizzandone le psicologie. E così, quando si trova per un caso fortuito ad avere a che fare con gente dell’alta società, sa esattamente come comportarsi. Certo, ci vorranno trucco e abiti eleganti per renderla accettabile ai nobilastri ma il suo acume e il suo umorismo faranno il resto.
Il finale è doppio: avrà la sua opportunità da cogliere al volo, l’amore che si presenta all’improvviso alla soglia dei 50 anni. Ma è anche la dimostrazione che più di tanto il salto sociale non si può fare: nonostante simpatia e apprezzamento, le offriranno un lavoro come cameriera. Ritmo e atmosfere da pièce teatrale. (p.f.)

giovedì 10 giugno 2010

Giro di recensioni

I protagonisti di questo Giro di recensioni sono i giovani editori: pionieri coraggiosi alla scoperta di piccole nicchie letterarie ancora poco esplorate. Jacopo Ghilardotti questo mese parla di Barbès, Excelsior1881, Le chiare lettere, Classica e 66thand2nd

giovani editori

Recensione del giorno

Gigi Meroni.
Il ribelle granata
di Marco Peroni e Riccardo Cecchetti
Beccogiallo, Padova, 2010 - 144 pagine; 18 euro

BeccoGiallo edita ottimi rilegati per grandi personaggi. Non è un fumetto, non solo, ci sono testi e tavole illustrate e una storia raccontata a ritroso. Gigi Meroni muore a 24 anni nel 1967. Un talento con la barba, fuori e dentro: vestiti sgargianti e dribbling, galline portate al guinzaglio nelle vie del centro e calzettoni da gioco portati alle caviglie. E tutti i terzini della serie A sdraiati a terra, la Juventus che lo vuole soffiare al Torino operaio, poche presenze in nazionale e una sola donna.
Investito, così muore. Idolo della curva granata, per sempre e naturalmente anticonformista, giovane e bello. Meroni capace d’anticipare non solo il tackle scivolato ma anche la ribellione giovanile del Sessantotto; Gigi umano e sincero protagonista. Non l’ho mai visto giocare, ma so che è morto ragazzo.

giovedì 3 giugno 2010

Recensione del giorno

Daniel Barenboim Fryderyk Chopin
A cura di Carlo Boccadoro e Luca Ciammarughi
Classica, Milano, 2010 - 64 pagine con cd; 19,90 euro.

La registrazione del concerto celebrativo alla Filarmonica di Varsavia di due mesi fa, è l'oggetto musicale prezioso del libro Daniel Barenboim/Fryderyk Chopin. Il volume, della collana Music&Book Gallery si apre con una dettagliata intervista di Carlo Boccadoro: Barenboim ripercorre il suo lungo ma non continuativo rapporto col pianoforte di Chopin («l'ho suonato molto fino agli anni '70, poi ho smesso; ho ricominciato solo qualche anno fa con grandissima passione»), istigato fin da bambino dall'amicizia speciale con Artur Rubinstein, «musicista anti-isterico; questo è un lato della sua personalità artistica che mi è sempre piaciuto». Segue una sezione documentaria in cui i contemporanei (Delacroix, George Sand, Liszt e Schumann) raccontano lo Chopin che conobbero, e scrittori e interpreti storici evocano la figura di artista ancora da svelare: un autore «tanto meno conosciuto, quanto più i suoi esecutori si sforzano di farlo conoscere», diceva Gide. La conclusiva guida all'ascolto di Luca Ciammarughi riporta alla sostanza unica del mondo di Chopin; quelle delle note che, come dice Barenboim, «pretendono che l'esecutore raggiunga una completa unità col pianoforte». (Angelo Foletto, © La Repubblica).

martedì 1 giugno 2010

Recensione del giorno

Educazione siberiana
di Nicolai Lilin

Einaudi, Torino, 2009 - 343 pagine; 20 euro


La Transnistria è un pezzo non riconosciuto. Una regione indipendente, sotto tutela russa, sdraiata sul fianco della Moldavia. Vicino all’Ucraina, sulla sponda sinistra del fiume Nistro. Lì vive una comunità siberiana, una comunità criminale di quaranta famiglie deportate, per volere di Stalin, negli anni ’30. E tra queste c’è la famiglia di Kolima, un giovane Urka di tredici anni che studia e impara da combattente, da fuorilegge.
Educazione siberiana è la storia ricordata di un universo cancellato, di una cultura perduta, fondata sul principio molto discutibile della violenza giusta. Perché i siberiani della Transnistria hanno un codice di comportamento basato sull’esercizio della forza in un contesto sociale senza autorità statali riconosciute, senza legge. Il potere è riconosciuto nella figura degli anziani, i nonni, perché la loro memoria tiene viva la comunità e i loro racconti formano i ragazzi, secondo i valori criminali di una giustizia così alternativa da essere possibile. Una parola potrebbe bastare: mafia. Nicolai Lilin racconta la sua storia tra galera, guerriglia urbana e tatuaggi. Resta un romanzo di formazione: ripetitivo e disorganico.

domenica 30 maggio 2010

Recensione del giorno

Il rilegatore di Batignolles
di Claude Izner

Edizioni Nord, Milano, 2010 - 346 pagine; 17,60 euro


Ecco l’ultima avventura di Victor Legris, il libraio parigino con il pallino per le indagini pericolose. La formula di questo nuovo romanzo di Claude Izner (che ormai sappiamo tutti essere lo pseudonimo delle sorelle Liliane e Laurence Korb) è sempre la stessa ma questa volta perde un po’ di smalto forse perché la trama è appesantita da situazioni, nomi e personaggi un po’ troppo pesanti e macchinosi. Siamo nel 1893 e Legris, nonostante abbia promesso alla sua fidanzata Tasa di smetterla con le investigazioni, non riesce a mantener fede alla promessa quando scopre l’omicidio del suo caro amico, il rilegatore Pierre Andrésy, bruciato nell’incendio del suo laboratorio. La libreria Elzevir si trasforma quindi in un quartiere generale: insieme Victor partecipano all’indagine anche Mori e il loro giovane aiutante, guidati da inquietanti messaggi sibillini. Le piste si incrociano e le coincidenze diventano sempre più pericolose fino ad arrivare alla conclusione, questa volta davvero imprevedibile.Sullo sfondo un affresco della Parigi del tempo ancora scottata dall’esperienza della Comune e stravolta dagli scontri tra studenti e polizia. Per chi avesse letto tutti i capitoli precedenti è da leggere…per chi si dovesse avvicinare a Izner per la prima volta: meglio i precedenti. (adl)

venerdì 21 maggio 2010

Invito


Appuntamneto mercoledì 26 maggio, alle ore 18.30, al Bookshop&Caffetteria degli Atellani (Via della Moscova, 28) per la presentazione del volume
Il mélo ritrovato, edito dalla De Luca Editori d'Arte.
A seguire, alle ore 21.30, verrà proiettato in anteprima al cinema Apollo di Milano (Galleria De Cristoforis, 3) il film Il compleanno di Marco Filiberti. L'autore sarà presente il sala.

lunedì 17 maggio 2010

Recensione del giorno

Dove vanno le iguane quando piove
di Antiniska Pozzi

Cabila Edizioni, Milano, 2009 - 187 pagine; 12 euro


Dora se fosse un verbo sarebbe un condizionale: vorrebbe, farebbe, sognerebbe, penserebbe…ma non lo fa, è bloccata in una Fortezza Bastiani della sua mente.
Olivia è la voce narrante e deve parlare in prima persona per non disorientare il lettore. Due donne, due storie parallele che si intrecciano sullo sfondo di una Milano poco umana e tratteggiata con schizzi veloci.Potrebbe essere un giallo e il ritrovamento di un cadavere sembra spingere verso questa classificazione. Ma lo stile narrativo è troppo particolare per non condizionarne la riuscita: una sorta di mis an abime o, per dirla molto più semplicemente, un linguaggio da web dove ad ogni porta (fisica) che Olivia apre, si apre una storia che ci allontana dalla narrazione principale regalandoci però una nuova sfumatura interpretativa. Un antropologo con il chiodo fisso delle donne, una vecchia dai poteri paranormali, tre fratelli sardi intrallazzoni e un decoratore cileno sono solo alcuni degli straordinari personaggi che prendono vita dalla penna veloce di Antiniska Pozzi, giovane e ipercinetica scrittrice. Da provare! (adl)


booktrailer

mercoledì 5 maggio 2010

Recensione del giorno

Watchmen
di Alan Moore e Dave Gibbons
DeAgostini, Milano, 2007 - 464 pagine; 35 euro.

Difficile avvicinarsi ai fumetti. Ancora più complicato riavvicinarsi a essi. Difficile soprattutto ignorare le strisce già lette e scansare quei pensieri che ci hanno portato ad abbandonare la collezione di Tex e le avventure dell’Amazing Spiderman. Si può ripartire dalle vignette pubblicate sui periodici, che si leggono sempre, al bagno magari, sempre in effetto acquerello. Oppure, scoprire chi illustra le pagine di R2, effettivamente in acquerello fin dall’inizio. Alcuni guardano gli ultimi film di Batman o Sin City.
Io ho letto Watchmen, testi di Alan Moore, disegni di Dave Gibbons. Serie pubblicata dalla DC Comics in America negli anni ’80, nell’anno 2007 raccolta da De Agostini in un volume 20x30, bello e cartonato. Edizione definitiva e assoluta, 464 pagine, contenuti speciali.
Il contesto storico è fantastico ma credibile. Il rovesciamento di alcuni accadimenti chiave configura un presente alternativo, parallelo al reale. L’anno è il 1985: Nixon è ancora al potere, in barba al XXII emendamento e allo scandalo Watergate. L’Unione Sovietica ha appena invaso l’Afghanistan e gli Stati Uniti hanno vinto la guerra del Vietnam. Inoltre è conosciuto e accettato il fatto che qualcuno può viaggiare su Marte. I Watchmen non sono supereroi, non hanno superpoteri. Rorschach, Gufo Notturno, Dottor Manhattan, Ozymandias, Spettro di Seta e Il Comico. Sono i guardiani della città, un gruppo di vigilanti e giustizieri in costume. Un tempo compagni uniti nella lotta al crimine, ora fuorilegge. Qualcuno di loro ha deciso di rivelare la propria identità, altri continuano a ripulire le strade, altri ancora si sono ritirati dall’attività. Watchmen è un fumetto catastrofico, lontano dalle convenzioni del genere. Lo studio dei drammi personali dei protagonisti ricorda il realismo di Flaubert, i molteplici piani di lettura richiamano la struttura de Il nome della rosa, la maniacale dispersione di simboli e di flashback è la stessa del serial Lost.
Una menzione particolare per l’inserto metanarrativo: I Racconti del Vascello Nero, dove forse risiede il significato ultimo di Watchmen.

martedì 4 maggio 2010

Recensione del giorno

Luigi Tenco
Una voce fuori campo

di Luca Vanzella e Luca Genovese

BeccoGiallo, Padova, 2008 - 144 pagine; 15 euro


La tragica fine di Luigi Tenco la conosciamo tutti: uno sparo alla tempia nella stanza 219 dell’Hotel Savoy a Sanremo la notte tra il 26 e il 27 gennaio 1967. L’Italia intera è incollata al televisore per vedere il Festival. Ciao, amore ciao, la canzone di Tenco cantata con Dalida è stata scartata. Al suo posto è stata scelta la Rivoluzione di Gianni Pettenati. Questa è la cronaca, poi ci sono le dietrologie e le supposizioni. Prima, invece, c’è la storia di un cantautore innamorato della musica, uno che si è fatto le ossa suonando nei bar con gli amici, cantando con De Andrè, bazzicando il lato artistico della Milano anni ’60. I suoi testi appaiono fuori tempo, troppo moderni ma ugualmente non allineati con il movimento di contestazione giovanile che lo accusa di essere “dalla parte sbagliata”, dalla parte di chi fa i soldi con la musica. Questa Graphic Novel racchiude in una sceneggiatura intensa e nei disegni evocativi, il travaglio interiore che accompagna Tenco: dalle sue piccole e quotidiane bugie alla sua duplice essenza divisa tra la voglia di cambiare il mondo e l’esigenza di una vita in campagna. Assolutamente da non perdere! (adl)

giovedì 29 aprile 2010

Recensione del giorno

Singapore Songlines
Ritratto di una metropoli Potemkin...o trent'anni di tabula rasa
di Rem Koolhaas
Quodlibet, Macerata, 2010 - 128 pagine; 18 euro

I manifesti creativi sulla città moderna nascono e trovano applicazione in America e in Europa nei primi ottant’anni del ‘900, al tempo dei balzi doppi dell’espansione urbana e demografica. Negli ultimi trent’anni le concettualizzazioni e le costruzioni delle città fioriscono in zone altre. In Oriente, accompagnando lo sviluppo economico, la novità legata alla modernizzazione del contesto urbano esplode, mentre, in Occidente, la stessa novità si esaurisce e diventa uno sterile studio per specialisti.
Oltrepassando i confini della costruzione e indagando le possibilità dell’architettura come attività intellettuale, Rem Koolhaas racconta il singolare sviluppo urbano della città di Singapore. Un’isola, una città, ex colonia dell’Impero britannico, divenuta autonoma nel 1959. A partire dagli anni ’60 fu completamente distrutta, denaturata e poi ricostruita sotto il regime di Lee Kuan Yew, in nome della sopravvivenza di Singapore come isola-nazione indipendente. Singapore è “occidentale”, ma allo stesso tempo resta una città asiatica, perché il carattere di occidentalità è puro, svincolato dalle sue stesse radici culturali e politiche. L’isola intera diventa terreno fertile per uno sviluppo caoticamente voluto, configurando Singapore come il più vivace laboratorio di sperimentazioni urbanistiche del globo. Un ottimo quaderno Quodlibet.

mercoledì 28 aprile 2010

Mostra

Monica Incisa - Milano
(collages)

Una trentina di opere tra collage e schizzi, raccontano la città di Milano vista con lo sguardo affascinato e curioso di una turista. La Velasca, il Castello, Santa Maria delle Grazie passando per l’imponente stadio Meazza: i monumenti simbolo della nostra città rivivono scomposti e ricomposti in collages quasi tridimensionali confondendo i contorni a dando vita a nuove profondità visive.
Tra questi colossi, trovano spazio anche dettagli nascosti come gli interni dell’edificio per abitazione di Portaluppi o un leone accucciato ai piedi di Vittorio Emanuele.
Completano l’esposizione vignette umoristiche a china che hanno come protagonista il biscione visconteo avvinghiato alle guglie del Duomo o tra le colonne del portico del Teatro alla Scala

intervista a Monica Incisa

venerdì 23 aprile 2010

Recensione del giorno

Prove di felicità a Roma Est
di Roan Johnson

Einaudi, Torino, 2010 - 166 pagine; 16,50 euro


Non è certo un’idea nuova e mai sfruttata, il memoir di un postadolescente sfigato (“per convinzione”, non per natura). In agguato già stanno molti argomenti di simpatica connivenza, e una ragazza come Samia, la marocchina occidentalizzata ribelle di cui detto postadolescente si innamora, farebbe (fa) girare la testa a tanti. Allora si vanno a indagare gli argomenti di distinzione. In ordine sparso: il libro racconta un trancio di vita di Lorenzo, venuto a Roma fuori tempo massimo a fare il triennio in un diplomificio. Di giorno studia e prende ripetizioni da un fobico; di sera consegna pizze in Vespa per la bottega precaria dove Samia prende le ordinazioni. Capitoli brevi che non danno mai il tempo di annoiarsi, dialoghi non di maniera, descrizioni rapide di eventi condivisibili, nessuna lezione didascalica, personaggi simpatici - tutti, anche i cattivi (che non ci sono). In mezzo a tanti libri gonfi di presunzione, un romanzo breve che ti lascia malinconico e di buon umore.
(il.p.)

venerdì 16 aprile 2010

Giro di recensioni

Jacopo Ghilardotti presenta il suo secondo Giro di recensioni. In questa puntata si parla di Biografie. I titoli recensiti sono: Dora Maar. Tra le muse di Picasso di Leo Brigida (Selene), Con Hanka di Jacques le Goff (Laterza), Jim Thompson di Robert Polito(Alet), Sandra Mondaini e Raimondo Vianello di Frini, Bravetti (Gremese), Senza tregua di Lasse Braun (Coniglio editore).


biografie

giovedì 15 aprile 2010

Invito

Recensione del giorno

Conseguenza D'Amore
di Milagros Branca
B.C.Dalai Editore, Milano, 2010 - 192 pagine;15 euro

Luglio 2005. Giovanni Monteverdi, quarantanovenne scrittore e professore di letteratura italiana a Berkeley, ritorna in Toscana dopo una lunga assenza per vendere i beni ereditati alla morte della sua unica sorella Artemisia, detta Checca. Ad accoglierlo a Villa Redenta, la grande casa di famiglia, trova un’anziana governante dallo strano nome, Conseguenza D’Amore, che sin dalla prima sera, decide con ostinazione di raccontargli la sua storia. Cresciuta senza conoscere la madre e resa madre a sua volta da una violenza subita, Conseguenza, a soli diciassette anni, è costretta a separarsi da sua figlia Angelica per andare a lavorare come balia da latte in casa della marchesa Eleonora Rampoldi, nobildonna romana. Analfabeta, ma armata di un’innata sensibilità, Conseguenza diventa la sua inseparabile confidente vivendo nel lusso e seguendola in giro per il mondo, dall’Argentina a New York, passando per l’Europa e l’India, ma il suo affetto non impedirà a Eleonora, sempre pronta a infiammarsi per l’uomo sbagliato, di togliersi la vita. Conseguenza trova un nuovo lavoro a Villa Redenta dove si prende cura di Checca, ritenuta da tutti una «diversa»: si denuda spesso, parla con gli animali, vive nell’attesa di chi non può più tornare. Fiori freschi e finestre spalancate aspettano i genitori morti da tempo…
Giovanni realizza che solo la saggezza contadina ha permesso a Conseguenza di assecondare sua sorella nei suoi innocui deliri, e imparerà egli stesso, in quella casa impolverata di ricordi, quanto i legami di sangue e l’amore per la propria terra siano superiori alla corsa per il successo e alle convenzioni sociali, riconoscendo in quell’umile donna una maestra di vita.
Fino all’ultimo colpo di scena.

martedì 13 aprile 2010

Recensione del giorno

Un napoletano a Hollywood
di Ciro Ippolito

Tullio Pironti Editore, Napoli, 2010 - 180 pagine; 12 euro


Ciro Ippolito, uomo di cinema con tocco napoletano. Regista, produttore, attore, montatore, distributore, uomo del buonumore, capace d’improvvisare. Non avevo mai sentito parlare di lui; per il mio primo incontro con il leggendario Ciro ringrazio
Hollywood Party, la più grande trasmissione della Radio dai tempi de Marconi. Cercate il podcast, puntata del 18 marzo 2010. Ciro ha girato Alien 2 sulla Terra costruendo il mostro con quintali di trippa, anticipando di sei anni il sequel ufficiale di James Cameron e "mettendolo nel culo" alle major americane. Ciro ha importato film porno incassando miliardi, Ciro ha lavorato col maestro Mario Merola e ha firmato il suo capolavoro con Arrapaho. Aneddoti esilaranti per un cinema che non si fa più. Un B movie, una sceneggiata, un film cult, da Forcella fino a Hollywood. Grazie Ci’.


booktrailer

mercoledì 7 aprile 2010

Recensione del giorno

Nonchalance
di Cristina Guarducci
Fazi, Roma, 2010 - 174 pagine; 16 euro


Apparentemente non succede niente, o poco. Parigi, una donna giovane, italiana, senza compagno ma con un’illusione e un figlio, Diego. Lo porta all’asilo, lo accompagna a casa degli amichetti, fa la spesa, lavora un po’ per mantenersi, parla con lo psicanalista che, invece, resta quasi sempre muto…insomma normalità. Poi incontra Jean Marie, spazzino-jazzista. Tra i due nasce qualcosa che si muove dalla sintonia all’amore passando disordinatamente per tutte le gradazioni del caso. Le azioni sono nascoste, sono nei mutamenti d’umore, nelle rivoluzioni dei sentimenti, nel riaffiorare dei ricordi, nelle battaglie dell’animo che giorno dopo giorno si combattono provocando delle piccole catastrofi anche all’esterno. Intorno, un quartiere, il Marais, che fa da meraviglioso palcoscenico, con i suoi attori e le sue comparse. Una storia intima, raccontata con partecipazione e con distacco, che non coinvolge ma che non si lascia abbandonare. Per tutti quelli che hanno perso un amore!
(p.f.)