Casa degli Atellani. Courtesy by Fondazione Portaluppi

giovedì 18 marzo 2010

Recensione del giorno

Molto dopo mezzanotte
di Ray Bradbury
Mondadori, Milano, 1977 - 139 pagine; 700 lire

È il numero 732 di Urania, il quattordicinale della Mondadori. Undici racconti di Ray Bradbury, quello del Fahrenheit 451. Fantascienza, amore, horror e fantasy. Disegno in copertina dell’olandese Karel Thole.
Ogni dieci facciatine, impaginate su due ordinate piccole colonne, si passa dalla storia di un attore che si crede il vero Hitler all’uxoricido di Halloween, passando attraverso il tempo della Prima Invasione industriale di Marte fino ai giorni miracolosi di Jamie Winters. Ogni tanto un disegno e qualche mezza pagina dedicata ai libri di Edgar Wallace, quello che scrisse il soggetto del film King Kong datato 1933. A pagina 122 il Varietà di Bollen e Peterman, a pagina 126 un saggio di Isaac Asimov intitolato “Le tre leggi della futurica”. Le vignette di Luca Novelli e Schiaffino chiudono il volume.
Réclames. La seconda di copertina: “il segreto della buona compagnia? Non possiamo dirvelo. È SEGRETISSIMO. La terza, sempre di copertina: “spesso è nero, a volte è rosa, comunque è sempre GIALLO”. Ancora tutti collezionabili.

martedì 16 marzo 2010

Recensione del giorno

La principessa di ghiaccio
di Camilla Läckberg
Marsilio, Venezia, 2010 - 464 pagine; 18,50 euro

Presentata come un mix tra la nuova Agatha Christie del Nord e la Stieg Larsson in gonnella, Camilla Läckberg dà vita ad una storia raccontata a scatole cinesi dove tutti i tasselli si incastrano alla perfezione.
Fjällbacka, un tranquillo paesino della costa svedese fa da sfondo alle vicende che si snodano a poco a poco mettendo in evidenza un forte contrasto tra l’apparente normalità e le brutture che si nascondono sotto la neve. La protagonista è Erica, una giovane scrittrice che, dopo la morte improvvisa dei genitori, torna al suo paese natale per trovare un po’ di pace. Ma gli eventi prendono il sopravvento e il ritrovamento del cadavere di Alex, sua amica d’infanzia, scatena la obbliga a intraprendere un viaggio nel passato alla ricerca di una verità sulla quale costruire il futuro. E quando il ricordo non può aiutarla, entrano in scena gli altri personaggi della storia;dal poliziotto Patrik Hedström alla ruvida Vera, all’infelice Anders fino alla perfida Nelly…insomma tutte quelle figure che coabitano in una piccola società. Niente è come sembra. (p.f.)

giovedì 4 marzo 2010

Recensione del giorno

L'isola della paura
di Dennis Lehane
Piemme, Roma, 2006 - 384 pagine; 5,90 euro

Il fatto che Scorsese abbia deciso di farne un film dovrebbe bastare a farci capire che vale la pena di leggerlo. Un thriller psicologico, una scatola cinese piena di colpi di scena, insomma, davvero una buona lettura. Siamo a Boston nel 1954. La Seconda Guerra Mondiale e finita da un po’ ma le ferite sono fresche; la televisione sta diventando una presenza quotidiana e la Russia è il grande nemico. I questo clima, l'agente federale Teddy Daniels viene inviato nell’ospedale psichiatrico sull'isola di Shutter per indagare sulla scomparsa di una paziente. Con lui un nuovo collega dalla battuta pronta ma con le mani troppo lisce e curate per essere uno sbirro. Il passato e il presente, la realtà e il sogno, la pazzia e la lucidità si alternano nella narrazione facendoci perdere completamente la percezione del reale e impedendoci di abbandonare la lettura.
Chi è senza peccato scagli la prima pietra!(p.f.)


Trailer di Shutter Island di Scorsese

mercoledì 3 marzo 2010

Recensione del giorno

Aria
di Sonya Hartnett

Fazi editore, Roma, 2010 - 163 pagine; 17,50 euro


Plum è un’adolescente complessata nell’Australia anni’70. Si sente troppo grassa, troppo sgraziata, troppo poco leader. Le sue compagne dei classe sono delle iene che non le lasciano passare niente punzecchiandola in continuazione e prendendola poco sul serio. Alle spalle una famiglia quasi normale che la coccola e la accudisce come se fosse ancora una bimba…e Plum soffre anche per questo: vorrebbe essere grande, vorrebbe avere un televisore tutto per sè e i buchi alle orecchie!In questa situazione carica di una tensione latente, Plum incontra Maureen, la vicina di casa trentaseienne con bimbo piccolo e con marito spesso assente. E’bella, molto bella e sembra capire tutto quello di cui Plum ha bisogno. A poco a poco tra le due sembra nascere una vera amicizia. Maureen le dà consigli su come vestirsi e come dimagrire, la convince a farsi chiamare Aria, un nuovo soprannome che dovrebbe essere la testimonianza della sua nuova personalità. Ma è tutto un equilibrio precario. E quando Plum scopre cosa si nasconde dietro e quanto può essere amara la vendetta, la situazione precipita fino al tristissimo epilogo.
(p.f.)

Riviste

Sfogliamo insieme il nuovo Classica Magazine!


lunedì 1 marzo 2010

Recensione del giorno

Il sangue è randagio
di James Ellroy

Mondadori, Milano, 2010 - 859 pagine; 24 euro


Dopo otto anni di attesa interrotti soltanto da antologie di racconti scritte ad occhi chiusi, prima di Natale nel mondo e a gennaio in Italia è uscito finalmente Il sangue è randagio, l’ultimo romanzo di James Ellroy. Il terzo capitolo della trilogia “USA Underground” sulla storia sotterranea degli Stati Uniti, cominciata nel 1995 con American Tabloid e proseguita poi con Sei pezzi da mille. A 61 anni James Ellroy è un divo, uno dei pochi della letteratura contemporanea. Coltiva la sua fama rilasciando ciniche interviste, dove civetta con la sua immagine di razzista e di duro. Si concede ai lettori in incontri pubblici che sono dei veri happening, non si tira indietro rispetto a qualsiasi forma di promozione, ha fatto un’inquietante apparizione in tivù al programma di Fabio Fazio. Sei pezzi da mille aveva messo in crisi anche i suoi lettori più fedeli. Periodi secchi, mai una frase subordinata, una scrittura incalzante dove i dialoghi fra i personaggi e le trascrizioni delle telefonate intercettate suonano come oasi di pace e di comprensione. Con gli anni il linguaggio di Ellroy si è sempre più rarefatto, ma lui stesso ha ammesso di avere esagerato con Sei pezzi da mille e per Il sangue è randagio è tornato a una scrittura più rotonda, dove appare qualche complemento oggetto e dove ogni aggettivo è comunque necessario e descrittivo, mai umorale. Lo schema di base dei romanzi della trilogia è sempre lo stesso: Ellroy sceglie tre personaggi maschili e li segue mentre tramano e interagiscono con una massa distinta di figuranti e criminali di ogni livello, sullo sfondo dei peggiori complotti d’America e con la credibile partecipazione di alcuni esimi protagonisti della storia reale: dai cattivi patentati come i capi mafia e Howard Hughes ai fratelli Kennedy o Richard Nixon. American Tabloid comincia nel 1958 e si chiude a Dallas, il 22 novembre 1963; Sei pezzi da mille arriva fino al 1968 e agli assassinii di Martin Luther King e Robert Kennedy. Il sangue è randagio copre i primi quattro anni della presidenza Nixon e si chiude alle porte del Watergate, con un altro morto eccellente meno popolare in Italia, ma che l’autore presenta da sempre come il vero deus ex machina del dopoguerra nel suo paese: il capo dell’FBI Edgar J. Hoover. La trilogia “Usa Underground” segue cronologicamente la tetralogia di Los Angeles, quattro romanzi per quindici anni di vita criminosa nella città. Sette libri in tutto da leggere in fila per declinare il tema definitivo di Ellroy: l’epica dell’America nel ventesimo secolo, una storia di cattivi uomini bianchi, raccontata per le gesta dei loro servi e di quanti hanno avuto in sorte il lavoro sporco. Il titolo più famoso è forse il primo, La Dalia nera, la storia dell’insoluto e brutale assassinio dell’attricetta Elizabeth Short che nel 1946 sconvolse Los Angeles (pochi anni fa ne è stato tratto un film, un’occasione perduta diretta da Brian De Palma). Ne Il sangue è randagio Ellroy eleva per la prima volta al ruolo di coprotagonisti due neri e soprattutto due donne, come non succedeva dai tempi della Dalia e di Los Angeles, strettamente riservato, che un’altra servitù cinematografica negli ultimi anni ha reintitolato L.A. Confidential. Le parti esotiche di Sei pezzi da mille riguardavano il Vietnam, quelle di American Tabloid Cuba (i preparativi per l’invasione e lo sbarco fallito alla Baia dei Porci restano fra le pagine migliori di Ellroy): con macabra preveggenza, le parti esotiche de Il sangue è randagio si svolgono ad Haiti, in un delirio di riti voodoo. Isolate alcune differenze come la sottotraccia romantica de La dalia nera, il linguaggio sperimentale di White Jazz o la folgorante intuizione di mescolare personaggi reali e fittizi in American Tabloid, tutti e sette i libri di Ellroy non presentano cedimenti di tensione, di preparazione e di qualità. Il sangue è randagio si allontana in parte dalla storia con la esse maiuscola e rimette in piedi una sorta di indagine poliziesca, ma a costo di rivelare spoilers confesserò quali sono le pagine che lo imprimono davvero nella memoria: i malinconici addii alla vita di Dwight Holly, Wayne Tedrow jr. e Marshall Bowen, tre superuomini di James Ellroy. Come se, alla fine del più delittuoso e intrigato decennio della storia d’America, non ne potessero più di tramare o uccidere e cercassero solo la pace, una compagna, una vita (almeno in parte) tranquilla. Dopo circa novecento pagine subentra una nuova tristezza: sembra che Ellroy, al momento, non voglia proseguire la sua fatica. Il seguito temporale del libro porterebbe naturalmente allo scandalo Watergate, ma l’autore sostiene che è già stato raccontato troppe volte (anche in diretta), e che troppi protagonisti sono ancora vivi per poterli esporre al trattamento dovuto. Dice di avere in mente un’altra tetralogia, ma scaramanticamente non ha spiegato di che si tratta. In compenso già questa primavera uscirà per Bompiani The Hilliker’s Curse, il seguito de I miei luoghi oscuri, un nuovo memoir. I cultori già sanno di che cosa parla I miei luoghi oscuri. Nel 1958 Geneva Hilliker, la madre dello scrittore, venne uccisa da un presunto e sconosciuto corteggiatore: negli anni ottanta Ellroy riaprì il caso per se stesso e, con l’aiuto di un poliziotto in pensione, cercò invano di scoprire chi fosse l’assassino. Per strada scoprì finalmente chi fosse sua madre. The Hilliker’s Curse non è ben chiaro di che cosa parli, ma credo che parli di donne. Ellroy racconta che lo lasciano tutte. Non vedo l’ora. Nel libro La città di quarzo l’urbanista Mike Davis scrive che i romanzi noir “ridisegnarono l’immagine di Los Angeles come inferno urbano senza radici”, ma che il genere “si trasforma in delirante parodia nella scrittura eccessiva di James Ellroy.” La tetralogia sarebbe, secondo i diversi punti di vista, “il punto più alto raggiunto dal genere o la sua reductio ad absurdum”. Buona la prima. (il.p.)



Ellroy a Che tempo che fa

giovedì 25 febbraio 2010

Recensione del giorno

Copio, dunque sono
La rivoluzione elettronica che ha cambiato la musica
di Ernesto Assante
Coniglio editore, Roma, 2009 - 144 pagine; 12 euro

La rivoluzione digitale ha rivoltato come un guanto il mercato discografico; nessun altro ambito è stato modificato così profondamente da Internet ed elettronica. Vinili, mangiadischi, impianti hi-fi, nastri magnetici, walkman, oggetti feticcio amati da intere ge­nerazioni sono stati progressivamente messi all’angolo dall’avvento del digitale. Copio, dunque sono traccia un’antropologia del consumo musicale dai primi fonografi ai giorni nostri, raccontando di come la musica sia stata sottratta alla strada per essere inscatolata nelle nostre case, e poi alla strada sia tornata, fluendo su agili supporti portatili. C’è la nascita dei CD, della digitalizzazione che ha spodestato il concetto di “copia originale”, di Internet, dei file mp3; c’è la rivoluzione elettronica che ha cambiato per sempre il nostro modo di acquistare, di consumare, di percepire, di conservare, ma anche di fare musica. E una richiesta di sopravvivenza, nelle piccole riserve indiane dei negozi di dischi, in nome del caro vecchio analogico.

mercoledì 24 febbraio 2010

Recensione del giorno

Altamente esplosivo
di Joe R. Lansdale

Fanucci, Roma, 2010 - 240 pagine; 16 euro


"Scrivere romanzi mi piace, ma non ho mai nascosto di preferire i racconti" ci informa Lansdale nell'introduzione a questo suo nuovo volume uscito per i tipi di Fanucci. Dieci racconti inediti per l'Italia - in realtà "Appuntamento al drive-in" era già stato pubblicato in una raccolta del 2002 – molto diversi per lunghezza e genere. C’è il noir, l’horror, il pulp, il grottesco, il western: un campionario della prolifica attività e dello stile di Lansdale. Zombies e lupi mannari, ragazzini posseduti e indolenti agricoltori, indistruttibili cowboys e gangsters tanto spietati quanto stupidi sono descritti con il linguaggio crudo e cinico che contraddistingue l'autore.
(l.p.)

lunedì 22 febbraio 2010

Recensione del giorno

Libere!
21 storie di donne radicali

di Izquierdo Paul

Edizioni Cavallo di ferro, Roma, 2009 - 239 pagine; 15 euro


21 ritratti di donne che grazie a personalità esplosive, intelligenze particolari e spudoratezza, hanno sfidato morale e costumi dei loro tempi per imporsi o, a volte, sopravvivere. Da Mata Hari a Janis Joplin, da Paolina Bonaparte a Edith Piaf, biografie incredibili per donne che sono entrate nel mito.
L’idea è bella peccato che il risultato finale non lo sia altrettanto: ne risultano brevi (troppo brevi) schede che nell’intento di mescolare Storia e storia personale, lasciano molto spazio al pettegolezzo mettendo in primo piano le (presunte)inclinazioni e le abitudini sessuali delle protagoniste. Si può fare meglio! (adl)


Edith Piaf, Milord

giovedì 18 febbraio 2010

Recensione del giorno

Il passeggero
di Steffen Jacobsen

Kowalski, Milano, 2010 - 384 pagine; 17 euro


Sembra che i luoghi del thriller si siano spostati a nord. Svezia, Norvegia, Danimarca fanno da sfondo alle trame a fiato corto dei successi gialli di questi ultimi anni.
Il passeggero, romanzo thriller d’esordio del chirurgo Jacobsen, è ambientato nella campagna danese, nella tenuta dell’armatore Axel Nobel dove il tempo passa tra battute di caccia e cerbiatti che saltellano nella neve fresca. Il motore della storia è la freccia che uccide Jacob Nellemann. E’ stato un incidente? Chi ha manomesso l’arma del delitto? Quali sono i rapporti tra Nellemann e Nobel?A questo punto fanno la loro comparsa l’indolente ispettore capo Philipsen e lo scompigliato commissario Robin Hansen. Tra scenari surreali e bianchi paesaggi, le indagini si snodano con ritmo incalzante e risvolti imprevedibili. Consigliato a chi non aspetta il disgelo. (adl)

lunedì 15 febbraio 2010

Recensione del giorno

Cadorna non è una fermata
di Alessandra Giordano

Viennepierre, Milano, 2009 - 137 pagine; 20 euro


L’esordio in narrativa di Alessandra Giordano è dedicato alla città di Milano, anzi, alla Metropolitana Milanese: MM1 rosso vestita. Un’eterogenea esposizione di umanità sotterranea, ma non solo. Processioni da Bisceglie a Sesto Marelli, dalla periferia ovest fino alla Stalingrado d’Italia, quadri per un’analisi sociologica della metropoli, tra ironia e amarezza. Gente che legge Calvino, coppiette che limonano e che teneramente condividono le cuffiette dell’iPod, annoiati con gli occhi sugli annunci pubblicitari di Tullio De Piscopo e della sua leggendaria scuola di batteria, peruviani che regalano giornali e cingalesi che vendono ombrelli. Momenti metropolitani in ottanta pagine seguiti da nove interviste tra Milano sopra e Milano sotto. Emilia Lodigiani, editore di Iperborea, racconta che Henrik Ibsen è un entusiasta del Duomo e della sua verticalità; Valeria Cavalli (Quelli di Grock) descrive i rossi tramonti di Melchiorre Gioia, riflessi sul palazzo dell’INPS. E Sergio Escobar parla della sua tratta personale, da Famagosta a Lanza, proponendo un nuovo nome per la fermata d’arrivo: Piccolo Acquario.

venerdì 12 febbraio 2010

Recensione del giorno

Quando avevo cinque anni, mi sono ucciso
di Howard Buten
Giovanni Tranchida editore, Milano, 2009 - 194 pagine; 14 euro

Tutto il libro si può racchiudere in un’unica scena: due bambini fradici di pioggia, si nascondono in un’auto lussuosa esposta in un negozio. Lui alza il finestrino, gira la chiave e immagina di lanciarsi in viaggio. Lei gli si rannicchia di fianco pronta a seguirlo. Burt e Jessica sono i protagonisti di questa storia legati da un amore profondo e dal disagio che provano a vivere in una società regolata dalle esigenze degli adulti.
La narrazione è condotta in prima persona da Burt che, in un continuo rimando tra presente e passato, ci racconta del suo ieri fatto di pomeriggi con l’amico Schrubs, concorsi di ortografia, pupazzi con cui giocare e, soprattutto, fatto di Jessica il suo Amore, e il suo oggi che ha l’orizzonte limitato da sbarre di un centro di neuropsichiatria infantile. Quello che separa il prima dal dopo lo scopriamo lentamente, con l’amaro in bocca e con la semplicità dello sguardo di un bambino che con innocenza smonta a poco a poco le sovrastrutture dei grandi. Resta la voglia di gridare “Ma non lo capite?”(adl)

lunedì 8 febbraio 2010

Recensione del giorno

DVD Romantica - Sinfonia N. 4 di Anton Bruckner
LIBRO
Senso di Camillo Boito

Classica, Milano, 2010 - 100 pagine; 29,90 euro


Arriva nei negozi la sesta uscita di Music&Book Gallery:
Romantica. Il nuovo titolo propone la sinfonia N. 4 di Anton Bruckner, nell'esecuzione dei Munchner Philharmoniker diretta nell'occasione da Christian Thielemann. Come di consueto, il dvd è arricchito dai contenuti speciali: l'introduzione in video di Philippe Daverio, il padrino della collana, il commento all'opera dell'autorevole Paolo Faroni e l'intervista al direttore d'orchestra. Il testo scelto che accompagna l'opera musicale è Senso: la celebre novella di Camillo Boito. Il percorso tra i romanticismi fin de siècle è completato da un saggio breve che analizza le musiche di Bruckner nel film Senso di Luchino Visconti. Scritto da Jacopo Ghilardotti, Agata De Laurentiis e Jacopo Pataccini, il testo colpisce per la leggerezza con cui suggerisce al lettore nuovi temi d'approfondimento.


Senso di Luchino Visconti (1954)

giovedì 4 febbraio 2010

Recensione del giorno

American Dust
di Richard Brautigan

Isbn edizioni, Milano, 2005 - 109 pagine; 10 euro


Uno dei primi titoli pubblicati da Isbn Edizioni che, nel corso dei suoi cinque anni di vita (appena festeggiati con sconti in libreria) ha proposto altri testi del dimenticato Brautigan:
Una donna senza fortuna, Il mostro degli Hawkline e Il generale immaginario. Questo è l’ultimo lavoro dell’autore, pubblicato in America due anni prima dalla sua morte: Brautigan si spara con un fucile calibro .44 nella sua casa in California nell’ottobre del 1984. A trovare il suo corpo, nella casa isolata di Bolinas Mesas, sarà la moglie di Henry Fonda, tre giorni dopo il decesso. Le possibilità che qualcuno si accorgesse prima della sua dipartita erano scarse: non aveva più nessuno vicino, nonostante si fosse sposato ben due volte, sempre con donne giapponesi, viveva solo e in paranoia, si alcolizzava e sparava alle lattine vuote nel giardino. American Dust è una storia semplice. Un adolescente che raccoglie i vuoti di birra per pochi centesimi, spia i pescatori del divano vicino al lago, si procura un fucile, uccide un amico. Sono ricordi, scombinati. Prima che il vento si porti via tutto.

venerdì 22 gennaio 2010

Recensione del giorno

Tutti i racconti
1955 - 1963
di Philip Dick
Fanucci, Roma, 2009 - 628 pagine; 25 euro

27 racconti per alterare il nostro normale equilibrio mentale. 27 racconti per umani, androidi e androidi travestiti da umani. Philip Dick scrive questi racconti e vuole spaventare, perché il futuro non è tanto lontano ed è un incubo e la realtà che viviamo è una confusione di livelli accavallati tra spazio e tempo. L’autore mostra le sue capacità nel ricreare mondi e futuri alternativi, sempre allucinati e incredibilmente plausibili. 27 assaggi per poi riguardare i migliori film di fantascienza degli ultimi 25 anni, tutti ispirati dalle narrazioni di Philip Dick. Primo tra i primi è Blade Runner di Ridley Scott, tratto dal romanzo Ma gli androidi sognano pecore elettriche?, ma pensiamo anche a Total Recall con Schwarzy e a Minority Report di Spielberg. E poi c’è l’infinita serie di pellicole che tanto ricordano le atmosfere dei racconti di Dick: The Truman Show, Vanilla Sky, The Terminator, Matrix. E il finale di Waking Life cita testualmente i grandi anticipi di Dick, in rotoscope naturalmente.

giovedì 21 gennaio 2010

Recensione del giorno

L'odore dell'India
di Pier Paolo Pasolini
Garzanti, Milano, 2009 - 133 pagine; 9,50 euro.

L’odore dell’India è una raccolta di articoli scritti nel 1960 in forma di diario da Pasolini in occasione del suo primo viaggio in India e pubblicati su “Il Giorno”. Ma è anche (o forse soprattutto) un diario di viaggio di tra amici, Pasolini, Moravia e la Morante alla scoperta di un paese mitico e, all’epoca ancora poco conosciuto.
Il punto di vista è quello di una persona sensibile che guarda con stupore e curiosità tutto quello che gli sta attorno: i bimbi col trucco, i colori forti dei sari, gli uomini magri con qualche strofinaccio arrotolato addosso, i gesti veloci di Madre Teresa. Non ha paura, è affascinato dalla gran disponibilità degli indiani e ha una gran voglia di uscire e mescolarsi alla vita polverosa dei bassifondi. Le descrizioni delle sue passeggiate notturne sono forti a tal punto che ti sembra di sentire quell’odore putrido di carcassa e rose che sta descrivendo. Quello che vede è l’India di Nehru ancora in balia tra l’affermazione di una borghesia che ha studiato a Cambridge e i 400 milioni di anime che vivono per le strade. Un incontro forte, che porta Pasolini a formulare curiose riflessioni (come quella di ricondurre alla religione Indù il movimento ondulatorio della testa tipico degli indiani per dire “SI”) e a sollevare problemi di coscienza (come la consapevolezza della propria impotenza.)
Consigliato a tutti quelli che soffrono di mal d’India. (adl)

martedì 19 gennaio 2010

Recensione del giorno

Set in Venice Il cinema a Venezia.
Scatti protagonisti racconti

a cura di Ludovica Damiani

Electa, Milano, 2009 - 286 pagine; 60 euro


Milano films. 1896-2009.
La città raccontata dal cinema

di Marco Palazzini e Mauro Raimondi

Fratelli Frilli Editori, Genova, 2009 - 255 pagine; 15,50 euro


Due libri complici, nonostante i diversi progetti editoriali e le opposte risorse impiegate.
Set in Venice è un libro da tavolo, come li chiamano, sui tanti film girati a Venezia, suddivisi per categorie competenti: Commedia, Sentimento, Dramma, Azione e Suspence, Avventura classica e Casanova, Erotismo, Animazione e – brillante – Venezia ricostruita. L’idea è che non esistano città al mondo altrettanto in grado, come Venezia, di imporsi da protagoniste nei film cui fanno da set. La curatrice ha raccolto numerose testimonianze inedite, soprattutto di scenografi e tecnici, per raccontare i possibili approcci al tema della città, ma la parte del leone la fa l’apparato iconografico, davvero strabiliante e arricchito da numerose foto di scena. Anche grazie a molte produzioni internazionali (due James Bond e un Indiana Jones, per gradire), il catalogo dei film girati o ambientati a Venezia supera i cinquecento titoli. Il libro ne privilegia un’ottantina: oltre ai più probabili (Senso, La chiave, Anonimo veneziano, Morte a Venezia - Federico Fellini entra nella categoria “Casanova” e non in quella “Venezia ricostruita”, dove fa invece la sua figura Cappello a cilindro con Fred Astaire) non mancano opere meno conosciute, come Venezia, la luna e tu, con Marisa Allasio e Sordi che fa il gondoliere, e l’introvabile Il terrorista di De Bosio, con due giovanissimi Gianmaria Volontè e Philippe Leroy. Anche se il migliore di tutti, per me, resta A Venezia... un dicembre rosso shocking di Nicholas Roeg e con Julie Christie. Sperando sia il primo di una serie, un libro imperdibile. Ben altra redazione sovraintende invece a Milano Films, studio curiosamente pubblicato da un editore di Genova specializzato in libri di tema ligure. Stabilito che la storia di Milano riassume o anticipa sempre la storia d’Italia, dalla resistenza agli anni di piombo e dal boom economico agli anni di Craxi, gli autori dimostrano come i film ambientati a Milano seguano in parallelo suddetta storia, ed aiutino a documentarla. Il racconto procede per ordine cronologico e capitoli che s’intitolano “Immagini di una Milano conflittuale” (gli anni settanta) oppure “La città del disimpegno” (anni ottanta), soffermandosi quando occorre su generi particolari (il poliziottesco, le commedie di Renato Pozzetto) o su autori più milanesi di altri (Antonioni, Olmi, Nichetti, Salvatores). Fotografie pochissime e in bianco e nero, stavolta, ma in compenso tanta passione per la materia e un’utile, a tratti perfino pedissequa, registrazione dei luoghi della città impiegati nei vari set. Un libro meno glam, ma altrettanto imperdibile, che ti attacca la voglia di svaligiare un negozio di dvd per poi scoprire che molti titoli citati, al momento, sono di fatto invisibili. In ordine sparso: La rimpatriata di Damiano Damiani, con Walter Chiari che fa il gestore di un cinema, Una storia milanese di Eriprando Visconti, Milano ’83 di Ermanno Olmi e il documentario Gli anni della rabbia di Ranuccio Sodi, sulla Banda Bellini e i servizi d’ordine degli anni settanta. Ma sappiamo già tutti che il migliore è Milano Calibro Nove. (il.p.)


Ratataplan, Maurizio Nichetti (1979)

venerdì 15 gennaio 2010

giovedì 14 gennaio 2010

Riviste

Il Classica Magazine diventa bimestrale e cambia formato. Sfogliamo insieme il numero di gennaio-febbraio.


martedì 12 gennaio 2010

Recensione del giorno

Bella gente d'Appennino
di Giovanni Lindo Ferretti
Mondadori, Milano, 2009 - 198 pagine; 17 euro

Il racconto dell’ex compagno Ferretti, ora mistico montanaro.
In principio ci furono il punk continentale dei CCCP e la tensione militante espressa in bandiere rosse. Poi, una volta chiuso il piano quinquennale del gruppo, Ferretti si ripresentò prima in un Consorzio di Suonatori Indipendenti e poi nel progetto PGR. Qui si persero le tracce del musicista, quello fedele alla linea. Ferretti viaggia in Mongolia, si ammala, i gruppi si sciolgono, la malattia colpisce anche la madre svelando così la natura ferita dell’umanità intera.
Così si compie il ritorno sulle montagne di casa, a Cerreto Alpi, che coincide con un ritorno alla preghiera, tra comandamenti e dottrina. Qui comincia il racconto e qui inizia il ringraziamento dell’autore a Dio per esser nato montano italico cattolico romano. Così si autodefinisce.
Giovanni Lindo, sempre misero peccatore, dedito alla cura degli affetti, alla preghiera, al lavoro nella stalla e allo studio dei testi della sua nuova guida spirituale: il Santo Padre, il Ratzinger, il pastore, tedesco e filosofo, custode del mistero e garante sulla terra della comunione dei Santi. E le parole di Ferretti non sono più dedicate a Pankow e neanche al soldato Jurij, ma sono cantate verso il cielo, in Chiesa o nell’intimità del presepe di casa. I nuovi valori nascono, nella trazione di montagna, dal gesto quotidiano, ripetuto identico e tendente all’infinito, legato alla terra, dedicato agli affetti familiari e consumato in fatica e povertà.
Un saluto al musicista e viva la pastorizia!