Casa degli Atellani. Courtesy by Fondazione Portaluppi

venerdì 30 luglio 2010

giro di recensioni

Libri da portare sotto l'ombrellone! tornano i consigli di Jacopo Ghilardotti per la lettura estiva:

Le ho mai raccontato del vento del nord - Daniel Glattauer -Feltrinelli
Angolo di riposo -Wallace Stagner -Rizzoli
Indian takeaway- Hardeep Sigh Kohli - Marsilio
Vorrei star fermo mentre il mondo va - Simone Marcuzzi -Mondadori
I 10 giorni che svonvolgeranno il mondo - Alain Minc -Le chiarelettere



Giro di recensioni - Libri sotto l'ombrellone

giovedì 29 luglio 2010

Recensione del giorno

Marina
di Carlos Ruiz Zafon

Mondadori, Milano, 2009; 308 pagine; 19,50 euro


Leggendo Marina non si ha l’impressione di trovarsi di fronte a qualcosa di nuovo. Personaggi, atmosfere e ambientazioni rimandano a quel mondo che ormai, da L’ombra del vento in poi, abbiamo imparato a conoscere. Barcellona con la nebbia, un po’ di mistero, uno studente curioso e innamorato, sono gli elementi che caratterizzano tutta la narrativa di Zafon. Una lettura che in un certo senso ci coccola, perché sappiamo già dove ci porterà la conclusione, conosciamo gli sviluppi e anche i prevedibili colpi di scena. Non è un libro da fiato sospeso, piuttosto una lettura dolce e ritmata perfetta per l’ombrellone! (p.f.)

martedì 27 luglio 2010

Recensione del giorno

La macchina perfetta
Teoria, pratica e storie della bicicletta
di Giò Pozzo e Adriano Maccarana
Il Saggiatore, Milano, 2010 - 192 pagine; 25 euro

È semplice, essenziale, non consuma carburante, costa poco e non inquina.
La bicicletta è una macchina perfetta. Una macchina che questo libro suggerisce come usare, riparare e mantenere efficiente: spesa minima, soddisfazione massima.
Dopo anni trascorsi nelle ciclofficine e dopo aver capito che le biciclette di oggi spesso non sono fatte così bene, Giò Pozzo e Adriano Maccarana hanno aperto la loro bottega, dove producono pregiate biciclette artigianali (OrcoCicli). Da questa loro esperienza è nata La macchina perfetta, un manuale per capire come è fatta una bici, come montarla o rimetterla in sesto, pezzo per pezzo, con l’ausilio di una cassetta degli attrezzi e di illustrazioni minuziose. Tanti consigli d’uso, suggerimenti tecnici e segreti del mestiere, ma non solo. Gli autori ci fanno percorrere l’universo vario, e anche bizzarro, della bicicletta, dalla pista alla strada, dalla graziella al bolide da corsa ultraleggero, dalla bici da viaggio alla moda metropolitana della ruota fissa. E ricordano i grandi marchi che hanno fatto la storia del ciclo italiano, marchi dietro cui stanno eccellenti artigiani imprenditori che non hanno avuto paura di sporcarsi le mani con il grasso: Edoardo Bianchi, Tullio Campagnolo, Faliero Masi, Mario Confente…
Con parole semplici e convincenti, Pozzo e Maccarana ci fanno condividere la loro esperienza e ci riservano una sorpresa: la “riscoperta” della bicicletta. All’insegna di una massima: «Vale sempre la pena di rimettere in funzione una vecchia bicicletta che, valore affettivo a parte, potrà garantirvi ancora lunghi anni di felici pedalate». E, in ogni caso, è sempre meglio abbondare col grasso!

mercoledì 14 luglio 2010

Recensione del giorno

Inviato alla biennale
Venezia 1949-2009
di Gillo Dorfles
Libri Scheiwiller, Milano, 2010 - 544 pagine; 18 euro

I cent’anni di Gillo Dorfles celebrati da Libri Scheiwiller, la casa editrice nata a Milano nel lontano 1977. Inviato alla Biennale raccoglie articoli e contributi vari apparsi sulle più importanti pubblicazioni nazionali negli ultimi quarant’anni. Cronache ordinate dal 1949 fino al 2009.
Una particolare storia dell’arte, decisamente personalizzata e consultabile, un percorso teorico tra stili e materiali. Il tutto per decifrare i significati dell’espressione “qualità artistica”. Dorfles e il cammino dell’esposizione d’arte in Italia, alla ricerca del gusto internazionale, per un’analisi dell’espressione e della produzione contemporanea, in quello spazio di critica troppo vicino al presente per avere connotati d’oggettività. La forza di Dorfles nasce dalla capacità unica di definire in corsa il ruolo dell’arte, nel tentativo d’individuare il fenomeno e intuire il capolavoro. Il racconto delle oscillazioni artistiche del Novecento, inseguendo le progressioni del gusto, le leggi della moda e i parametri estetici: la saggia analisi dell’eterno conflitto tra critica e storia dell’arte.

lunedì 12 luglio 2010

Recensione del giorno

Un giorno
di David Nicholls
Neri Pozza, Vicenza, 2010 - 491 pagine; 18 euro.

Per parlare di questo libro devo partire da Nick Hornby. A me Nick Hornby piaceva molto, all’inizio. Comprai Alta fedeltà ancora nella primissima edizione, quella che aveva in copertina una vecchia stampa e non la ragazza sorridente che subentrò non appena alla Guanda si accorsero di avere per le mani un tesoro. Febbre a 90, già uscito in Inghilterra, me lo divorai in edizione originale ben prima della stampa italiana. Lessi anche Un ragazzo, anche se con minore accanimento. Poi uscì Come diventare buoni, quello scritto in prima persona femminile, e successero due cose: 1) una mia amica mi disse che era un libro tutto sbagliato perchè “nessuna donna ragiona a quel modo”. 2) Will Self - o forse era Irvine Welsh oppure John King, fa lo stesso: uno a caso fra i cantori dell’hooliganism britannico – parlò di Hornby con disprezzo come del classico personaggio che “trovi sempre in cucina alle feste”, con il famelico sottinteso che lui, alle feste, preferiva stare in sala o in camera da letto o in bagno (cito in merito l’inno di Jona Lewie “You'll Always Find Me in the Kitchen at Parties”). La somma di questi eventi e l’improvvida speranza di non essere troppo confuso con Nick Hornby, i suoi lettori e i suoi personaggi, negli anni successivi mi fecero deviare verso altri autori e altri mondi.
Per lanciare Un giorno di David Nicholls la Neri Pozza ha attaccato al libro una fascetta con uno spericolato elogio di Nick Hornby, che parla di un romanzo “coinvolgente e irresistibile”. Sono evidenti la chiamata di correo, l’invito a nozze, il richiamo alle armi: i lettori sono avvisati di avere a che fare con un libro che è piaciuto ad Hornby e si presume presenti le stesse atmosfere, gli stessi rimandi e gli stessi quadri borghesi e londinesi tipici del prototipo. Ma nonostante la mia maturata diffidenza, questo mattone di cinquecento pagine l’ho letto in due soli giorni, sperando che non finisse. I protagonisti sono un uomo e una donna, Emma e Dexter, che passano insieme la notte successiva alla loro laurea, il giorno 15 luglio 1988. “Due ragazzi si incontrano nel momento più bello della loro vita, quando tutto sembra possibile”, strizza l’occhio la quarta di copertina. In Inghilterra il 15 luglio è il giorno di St. Swithin, una ricorrenza legata a un proverbio sul tempo (qualcosa di simile ai giorni della merla o all’estate di San Martino da noi: cito in merito l’inno di Billy Bragg “St. Swithin’s Day”, per quanto suggerito da Nicholls stesso). Le vite di Emma e Dexter si dividono immediatamente (in sintesi: lui è ricco, vanesio e un po’ cialtrone; lei è meno ricca, impegnata e sogna di fare la scrittrice), però quando arriva il 15 luglio di ogni anno i due si incrociano o si cercano, mal che vada si scrivono e si ricordano: come vagamente intuito da entrambi in battuta, l’uno è l’essere più importante della vita dell’altro. Nicholls racconta ogni St. Swithin’s Day della vita di Emma e Dexter, anno dopo anno, fino al 2007: è un trucco narrativo che gli consente di fotografare i loro diversi movimenti senza perdere troppo tempo sugli sviluppi intermedi (faccio un esempio che non pregiudica la vostra lettura: della mamma di Dexter, malata il 15 luglio 1992, si annuncia di passaggio la morte nel capitolo del 15 luglio successivo, ovviando alla necessità di raccontarla). Ora non voglio esagerare con i legami personali, che già ne ho messi fin troppi: però io mi sono laureato sei mesi dopo Emma e Dexter e ho circa la stessa età, seguire la loro vita a due vicina e lontana, anno dopo anno, mi ha spinto naturalmente ad alcune nostalgiche complicità. Che saranno pure state ricercate e piazzate a bella posta per fottermi, però non me ne sono accorto. Già lo so che qui si parla di narrativa, non di letteratura: la letteratura è Bret Easton Ellis, Cormac McCarthy, David Foster Wallace, James Ellroy. Qui si parla di una commedia romantica della quale stanno già programmando il film e contando i possibili incassi (Dexter sarà Jim Sturgess, il protagonista di Across the Universe; Emma sarà Anne Hathaway, tanto per non smentire il richiamo ad un altra commedia romantica passata con strasuccesso al cinema. Servisse la mia opinione, io leggendo pensavo a una come Lily Allen). Però vi giuro tre cose, a costo di fare la figura del boccalone: 1) lo sviluppo della trama non è prevedibile. 2) Emma è fantastica. 3) Quando va alle feste Dexter in cucina ci passa solo a prendere l’alcool. (il.P.)


St. Swithin's Day di Billy Bragg

giovedì 8 luglio 2010

Recensione del giorno

DVD Messiah di Georg Friedrich Händel
LIBRO
Compendio della vita di Gesù Cristo

Classica, Milano, 2010 - 1 dvd, 46 pagine; 29,90 euro.

Händel compone Messiah, forse l'oratorio più famoso della musica barocca, nel 1742, quando smette di scrivere opere, per dedicarsi alla musica religiosa. Nel Messiah, che racchiude l'esperienza del barocco romano e la compenetrazione tra il protestantesimo germanico e la riforma anglicana, si sommano le contraddizioni e la visione del mondo della cultura barocca. In qualche modo simile è il libro di Pascal, scritto un secolo prima, che rappresenta il senso del dibattito intorno alla figura del divino, dominante in tutta la cultura barocca. La rappresentazione di Guth è invece una rilettura contemporanea, che cambia gli equilibri del sacro: un tentativo di ridare vitalità alla questione, come non avrebbe mai potuto fare una rappresentazione più tradizionale. (Philippe Daverio)

lunedì 5 luglio 2010

Recensione del giorno

Acqua dal sole
di Bret Easton Ellis
Einaudi, Torino, 2006 - 228 pagine; 10,50 euro

Acqua dal sole è un insieme di racconti brevi in cui lo scrittore Bret Easton Ellis, autore di American Psycho, esprime appieno le sue potenzialità. Non di rado nei romanzi veri e propri Ellis si perde dietro a digressioni che indeboliscono il fluire della trama. In questa raccolta, invece, la sua prosa rimane tesa come una corda e illustra in maniera esemplare la vacuità che fa da sfondo all’esistenza dei suoi personaggi.
In questi racconti i personaggi di Ellis sembrano muoversi in una bolla di gesti privi di ogni aderenza al reale. Si muovono nel tessuto di giornate stranianti, dove l’apatia generale può essere rotta solo da uno scoppio di incontrollata violenza. Violenza priva di senso, surreale e disumana. Spesso i personaggi di Ellis sono ricchi senza sapere perché, senza sapere cosa fare della loro ricchezza. Sono belli come spot pubblicitari, altrettanto artefatti e privi di profondità. Sono, soprattutto, protagonisti di un mondo dai confini inquietanti e misteriosi; un mondo che non sentono la necessità di interpretare.
Mai come in questi racconti la prosa di Ellis trabocca di significati oscuri, che vanno ricercati al di là di quello che viene descritto sulla pagina. Ogni situazione si muove su un confine sottile, oltre il quale sembra regnare la follia. Lo scrittore riesce a raggiungere questo effetto intrecciando la realtà con elementi che appartengono all’universo fantastico. In I segreti dell’estate, una delle storie più impressionanti, abbiamo un vampiro che rimorchia le ragazze per ucciderle, prende farmaci e va dallo psicologo. La figura del vampiro ritorna spesso a incarnare la figura del male assoluto, emblema di tutti i vizi che la società secerne a cui non sembra esserci rimedio. (alessio I.)

mercoledì 30 giugno 2010

Recensione del giorno

Acciaio
di Silvia Avallone

Rizzoli, Milano, 2010 - 357 pagine; 18 euro


Una storia dura, luccicante, duttile proprio come l’acciaio. L’amicizia tra le tredicenni Anna e Francesca è la chiave con la quale Silvia Avallone ci fa entrare nel microcosmo di via Stalingrado a Piombino: una brutta periferia fatta di casermoni, violenza domestica, afa e puzza che fa da sfondo a questo racconto di formazione. I personaggi prendono vita a poco a poco intrecciando le loro esistenze a quella della Lucchini, l’immensa e immobile fabbrica che domina i loro orizzonti e condiziona i loro sogni sbuffando neri fumi dalla bocca di Afo 4. Qui tutto è una brutta copia del mondo: c’è la spiaggia ma è una discarica, c’è il mare ma puzza, ci sono le canzoni ma arrivano storpiate dalle casse di un vecchio stereo e anche i gattini sono storpi. La fuga è possibile ma il prezzo da pagare è alto. Si scende a patti con tutto: prostituzione, malavita, rapine e solitudine. Quando si sentirà l’odore di libertà, questo avrà il profumo dell’isola d’Elba. Da leggere. (p.f.)



booktrailer

martedì 29 giugno 2010

Recensione del giorno

Teste
di Giuseppe Genna
Mondadori, Milano, 2009 - 384 pagine; 18 euro.

Milano. Si parte dall’idroscalo. Superficie ghiacciata che nasconde una testa mozzata e il corpo di uno scivolato, forse, imprudente, forse, pensionato. Decollamenti e complotti vari per l'ispettore Mario Lopez, che sempre lavora al quarto piano della questura di via Fatebenefratelli. La solita trama gialla, il solito poliziotto e sempre, su tutto, i Servizi Segreti. Ovvio: letteratura di genere. Ancora più ovvio: Genna non è Ellroy.
Però, fin dall’inizio, il lettore trova delle parti corsivate: introducono ogni capitolo e tanto sembrano dei flussi di coscienza. Questi pensieri in divagazione sono il punto a favore del libro. Sono le parti che vengono saltate quando si ha sonno e sono le stesse che si vanno a rileggere quando le indagini annoiano o quando il libro è già finito. Scopriremo solo alla fine chi parla, proprio quando non ci sarà più nessun interesse per il mistero criminoso e per le sorti del caro Lopez, forse all’ultima fatica.


intervista a Genna

martedì 22 giugno 2010

Recensione del giorno

Just Kids
di Patti Smith
Feltrinelli, Milano, 2010; 293 pagine, 19 euro.

A soli diciotto anni, nell'estate del '67, Patti Smith abbandona il New Jersey e, con un biglietto di sola andata, raggiunge New York: ”Nessuno mi stava aspettando. Ma mi aspettava ogni cosa”, racconta. In una città tanto grande s'imbatte due volte, per caso, in uno studente d'arte della sua stessa età, Robert Mapplethorpe. “Come se fosse la cosa più naturale del mondo restammo assieme senza più separarci”. Per campare lei lavora in una libreria e lui fa il vetrinista, oppure il traslocatore, oppure niente. Entrambi sognano un destino da artisti, anche se ignorano ancora come. Patti disegna e scrive poesie, influenzata dalle sue mille ottocentesche letture; Robert scava dentro se stesso, smonta e rimonta frattaglie, dipinge. Non ha mai preso una macchina fotografica in mano. “Nulla è finito finché non lo vedi tu”, dice a Patti delle sue opere. E pure: “Nessuno vede come noi”, quando le avversità di ogni giorno minano la consapevolezza del loro talento. A furia di scavare Robert si scopre omosessuale, ma lui e Patti non smettono mai di amarsi, capirsi e aiutarsi. A costo di sacrifici da Bohème e di cocciute intuizioni, faticosamente ottengono quello che sognano.
Già lo sappiamo dalle discografie e dai libri di storia dell'arte: dopo le prime, fortunate letture per pochi intimi, Patti Smith pubblica due libri di poesie e ha l'idea di unire i suoi versi alla musica. Nel 1975 monta il Patti Smith Group, registra l'album Horses e diventa una rockstar – la poetessa del rock, come la chiamavano qui da noi; dopo quattro album, un successo prestatole da Bruce Springsteen e due memorabili e controversi concerti italiani nel 1980 mette su famiglia e per sei anni si ritira in campagna. Tornata sulle scene a pieno ritmo, oggi è un riconosciuto mito del rock 'n' roll. Quanto al fotografo Robert Mapplethorpe, assieme ai graffitari Keith Haring e Jean-Michel Basquiat viene ricordato come uno dei più importanti artisti del suo tempo, e perciò del nostro. Delle sue foto in bianco e nero di nudi espliciti e di atti sessuali estremi e incensurati si parla con gli aggettivi plastici usati per descrivere le sculture di Michelangelo. Nel 1989 è morto per AIDS.
Just Kids è il racconto della lunga storia d’amore e di amicizia fra Patti e Robert. Soprattutto prima della fama, quando entravano uno alla volta al Whitney Museum per risparmiare e poi si convincevano che, un giorno, pure loro avrebbero esposto lì. Due ragazzini apparentemente senz’arte né parte diventati grandissimi assieme: qualcosa di magico, se ci pensate. Fin dall’inizio condividono un patto di protezione: “Il presupposto era che uno di noi restasse sempre all’erta, tutto qui. Se io ero giù, lui doveva stare su. Se uno dei due era malato, l’altro doveva rimanere in salute.” Pagina dopo pagina, la forza di questo patto e l’eternità del loro legame arriva diretta a noi. Ancorché non inedito, lo sfondo del racconto è irresistibile: Patti e Robert che vanno ad abitare al Chelsea Hotel, il rifugio degli artisti della città, e che s'intrufolano al Max's Kansas City, il locale bazzicato dalla corte di Andy Warhol. E’ la New York “vera, sfuggente e sessuale” che era apparsa a Patti appena arrivata. Ma anche la città delle opportunità: quando Patti fa incontri casuali, si chiamano Jimi Hendrix o Allen Ginsberg; alle sue letture assiste William Burroughs e, se ha altre storie, le ha con Sam Shepard o Todd Rundgren. Il suo è un racconto struggente, dove sembra non esistere il male. Patti ha la virtù di trovare il lato lirico in tutte le persone che incontra, e il motore epico in tutte le situazioni che si è trovata a vivere, anche le più squallide. Uno si ricorda i lenzuoli di parole in libertà con i quali affollava le buste interne dei suoi ellepì e un po’ si stupisce della sua attuale, urbana capacità di sintesi. Faccio un esempio. La sua vita è costellata di lutti e di tragedie: prima di partire per New York diede in adozione una propria bimba, come la protagonista di Juno; oltre a Mapplethorpe, in questi anni le sono morti un fratello e il marito, il musicista Fred Sonic Smith. Patti è una donna coraggiosa, che non ha mai avuto paura dei gesti e delle parole: nel 1979 a Bologna si beccò qualche (meritato) fischio perché, in pieno concerto, mise su un nastro con la voce di Papa Luciani. Dedica un libro intero al suo amico del cuore e del marito parla poco, per forza di cose. Ma sentite come, nel finale, si fa gioco in tre righe delle nostre gelosie supponenti, e di tutti gli involuti e ragionati biglietti d'auguri che in carriera siamo stati capaci di scrivere: Di colui che sarebbe diventato mio marito desidero soltanto dire che era un re tra gli uomini, e che gli uomini conoscevano chi era. Biblica. (il P.)

Patti Smith e Robert Mapplethorpe

lunedì 14 giugno 2010

Recensione del giorno

Un giorno di gloria per Miss Pettigrew
di Winifred watson

Neri Pozza, Milano, 2008 - 214 pagine; 15 euro


Un romanzo delicato, dall’umorismo sottile. La storia si snoda a quadri scanditi dallo scorrere del tempo di una giornata particolare per la scialba istitutrice Miss Pettigrew che si muove nei palazzi chic della Londra bene anni ’30 in cerca di lavoro. E’ una donna in tono minore: i suoi vestiti, i suoi capelli, la sua faccia sono segnati dall’usura, dal tempo e dai sacrifici. La sua vita è corsa via, anno dopo anno, tra un incarico e l’altro, senza mai lasciarle il tempo di viverla davvero. Miss Pettigrew si è limitata guardare gli altri vivere, osservandone i dettagli e analizzandone le psicologie. E così, quando si trova per un caso fortuito ad avere a che fare con gente dell’alta società, sa esattamente come comportarsi. Certo, ci vorranno trucco e abiti eleganti per renderla accettabile ai nobilastri ma il suo acume e il suo umorismo faranno il resto.
Il finale è doppio: avrà la sua opportunità da cogliere al volo, l’amore che si presenta all’improvviso alla soglia dei 50 anni. Ma è anche la dimostrazione che più di tanto il salto sociale non si può fare: nonostante simpatia e apprezzamento, le offriranno un lavoro come cameriera. Ritmo e atmosfere da pièce teatrale. (p.f.)

giovedì 10 giugno 2010

Giro di recensioni

I protagonisti di questo Giro di recensioni sono i giovani editori: pionieri coraggiosi alla scoperta di piccole nicchie letterarie ancora poco esplorate. Jacopo Ghilardotti questo mese parla di Barbès, Excelsior1881, Le chiare lettere, Classica e 66thand2nd

giovani editori

Recensione del giorno

Gigi Meroni.
Il ribelle granata
di Marco Peroni e Riccardo Cecchetti
Beccogiallo, Padova, 2010 - 144 pagine; 18 euro

BeccoGiallo edita ottimi rilegati per grandi personaggi. Non è un fumetto, non solo, ci sono testi e tavole illustrate e una storia raccontata a ritroso. Gigi Meroni muore a 24 anni nel 1967. Un talento con la barba, fuori e dentro: vestiti sgargianti e dribbling, galline portate al guinzaglio nelle vie del centro e calzettoni da gioco portati alle caviglie. E tutti i terzini della serie A sdraiati a terra, la Juventus che lo vuole soffiare al Torino operaio, poche presenze in nazionale e una sola donna.
Investito, così muore. Idolo della curva granata, per sempre e naturalmente anticonformista, giovane e bello. Meroni capace d’anticipare non solo il tackle scivolato ma anche la ribellione giovanile del Sessantotto; Gigi umano e sincero protagonista. Non l’ho mai visto giocare, ma so che è morto ragazzo.

giovedì 3 giugno 2010

Recensione del giorno

Daniel Barenboim Fryderyk Chopin
A cura di Carlo Boccadoro e Luca Ciammarughi
Classica, Milano, 2010 - 64 pagine con cd; 19,90 euro.

La registrazione del concerto celebrativo alla Filarmonica di Varsavia di due mesi fa, è l'oggetto musicale prezioso del libro Daniel Barenboim/Fryderyk Chopin. Il volume, della collana Music&Book Gallery si apre con una dettagliata intervista di Carlo Boccadoro: Barenboim ripercorre il suo lungo ma non continuativo rapporto col pianoforte di Chopin («l'ho suonato molto fino agli anni '70, poi ho smesso; ho ricominciato solo qualche anno fa con grandissima passione»), istigato fin da bambino dall'amicizia speciale con Artur Rubinstein, «musicista anti-isterico; questo è un lato della sua personalità artistica che mi è sempre piaciuto». Segue una sezione documentaria in cui i contemporanei (Delacroix, George Sand, Liszt e Schumann) raccontano lo Chopin che conobbero, e scrittori e interpreti storici evocano la figura di artista ancora da svelare: un autore «tanto meno conosciuto, quanto più i suoi esecutori si sforzano di farlo conoscere», diceva Gide. La conclusiva guida all'ascolto di Luca Ciammarughi riporta alla sostanza unica del mondo di Chopin; quelle delle note che, come dice Barenboim, «pretendono che l'esecutore raggiunga una completa unità col pianoforte». (Angelo Foletto, © La Repubblica).

martedì 1 giugno 2010

Recensione del giorno

Educazione siberiana
di Nicolai Lilin

Einaudi, Torino, 2009 - 343 pagine; 20 euro


La Transnistria è un pezzo non riconosciuto. Una regione indipendente, sotto tutela russa, sdraiata sul fianco della Moldavia. Vicino all’Ucraina, sulla sponda sinistra del fiume Nistro. Lì vive una comunità siberiana, una comunità criminale di quaranta famiglie deportate, per volere di Stalin, negli anni ’30. E tra queste c’è la famiglia di Kolima, un giovane Urka di tredici anni che studia e impara da combattente, da fuorilegge.
Educazione siberiana è la storia ricordata di un universo cancellato, di una cultura perduta, fondata sul principio molto discutibile della violenza giusta. Perché i siberiani della Transnistria hanno un codice di comportamento basato sull’esercizio della forza in un contesto sociale senza autorità statali riconosciute, senza legge. Il potere è riconosciuto nella figura degli anziani, i nonni, perché la loro memoria tiene viva la comunità e i loro racconti formano i ragazzi, secondo i valori criminali di una giustizia così alternativa da essere possibile. Una parola potrebbe bastare: mafia. Nicolai Lilin racconta la sua storia tra galera, guerriglia urbana e tatuaggi. Resta un romanzo di formazione: ripetitivo e disorganico.

domenica 30 maggio 2010

Recensione del giorno

Il rilegatore di Batignolles
di Claude Izner

Edizioni Nord, Milano, 2010 - 346 pagine; 17,60 euro


Ecco l’ultima avventura di Victor Legris, il libraio parigino con il pallino per le indagini pericolose. La formula di questo nuovo romanzo di Claude Izner (che ormai sappiamo tutti essere lo pseudonimo delle sorelle Liliane e Laurence Korb) è sempre la stessa ma questa volta perde un po’ di smalto forse perché la trama è appesantita da situazioni, nomi e personaggi un po’ troppo pesanti e macchinosi. Siamo nel 1893 e Legris, nonostante abbia promesso alla sua fidanzata Tasa di smetterla con le investigazioni, non riesce a mantener fede alla promessa quando scopre l’omicidio del suo caro amico, il rilegatore Pierre Andrésy, bruciato nell’incendio del suo laboratorio. La libreria Elzevir si trasforma quindi in un quartiere generale: insieme Victor partecipano all’indagine anche Mori e il loro giovane aiutante, guidati da inquietanti messaggi sibillini. Le piste si incrociano e le coincidenze diventano sempre più pericolose fino ad arrivare alla conclusione, questa volta davvero imprevedibile.Sullo sfondo un affresco della Parigi del tempo ancora scottata dall’esperienza della Comune e stravolta dagli scontri tra studenti e polizia. Per chi avesse letto tutti i capitoli precedenti è da leggere…per chi si dovesse avvicinare a Izner per la prima volta: meglio i precedenti. (adl)

venerdì 21 maggio 2010

Invito


Appuntamneto mercoledì 26 maggio, alle ore 18.30, al Bookshop&Caffetteria degli Atellani (Via della Moscova, 28) per la presentazione del volume
Il mélo ritrovato, edito dalla De Luca Editori d'Arte.
A seguire, alle ore 21.30, verrà proiettato in anteprima al cinema Apollo di Milano (Galleria De Cristoforis, 3) il film Il compleanno di Marco Filiberti. L'autore sarà presente il sala.

lunedì 17 maggio 2010

Recensione del giorno

Dove vanno le iguane quando piove
di Antiniska Pozzi

Cabila Edizioni, Milano, 2009 - 187 pagine; 12 euro


Dora se fosse un verbo sarebbe un condizionale: vorrebbe, farebbe, sognerebbe, penserebbe…ma non lo fa, è bloccata in una Fortezza Bastiani della sua mente.
Olivia è la voce narrante e deve parlare in prima persona per non disorientare il lettore. Due donne, due storie parallele che si intrecciano sullo sfondo di una Milano poco umana e tratteggiata con schizzi veloci.Potrebbe essere un giallo e il ritrovamento di un cadavere sembra spingere verso questa classificazione. Ma lo stile narrativo è troppo particolare per non condizionarne la riuscita: una sorta di mis an abime o, per dirla molto più semplicemente, un linguaggio da web dove ad ogni porta (fisica) che Olivia apre, si apre una storia che ci allontana dalla narrazione principale regalandoci però una nuova sfumatura interpretativa. Un antropologo con il chiodo fisso delle donne, una vecchia dai poteri paranormali, tre fratelli sardi intrallazzoni e un decoratore cileno sono solo alcuni degli straordinari personaggi che prendono vita dalla penna veloce di Antiniska Pozzi, giovane e ipercinetica scrittrice. Da provare! (adl)


booktrailer

mercoledì 5 maggio 2010

Recensione del giorno

Watchmen
di Alan Moore e Dave Gibbons
DeAgostini, Milano, 2007 - 464 pagine; 35 euro.

Difficile avvicinarsi ai fumetti. Ancora più complicato riavvicinarsi a essi. Difficile soprattutto ignorare le strisce già lette e scansare quei pensieri che ci hanno portato ad abbandonare la collezione di Tex e le avventure dell’Amazing Spiderman. Si può ripartire dalle vignette pubblicate sui periodici, che si leggono sempre, al bagno magari, sempre in effetto acquerello. Oppure, scoprire chi illustra le pagine di R2, effettivamente in acquerello fin dall’inizio. Alcuni guardano gli ultimi film di Batman o Sin City.
Io ho letto Watchmen, testi di Alan Moore, disegni di Dave Gibbons. Serie pubblicata dalla DC Comics in America negli anni ’80, nell’anno 2007 raccolta da De Agostini in un volume 20x30, bello e cartonato. Edizione definitiva e assoluta, 464 pagine, contenuti speciali.
Il contesto storico è fantastico ma credibile. Il rovesciamento di alcuni accadimenti chiave configura un presente alternativo, parallelo al reale. L’anno è il 1985: Nixon è ancora al potere, in barba al XXII emendamento e allo scandalo Watergate. L’Unione Sovietica ha appena invaso l’Afghanistan e gli Stati Uniti hanno vinto la guerra del Vietnam. Inoltre è conosciuto e accettato il fatto che qualcuno può viaggiare su Marte. I Watchmen non sono supereroi, non hanno superpoteri. Rorschach, Gufo Notturno, Dottor Manhattan, Ozymandias, Spettro di Seta e Il Comico. Sono i guardiani della città, un gruppo di vigilanti e giustizieri in costume. Un tempo compagni uniti nella lotta al crimine, ora fuorilegge. Qualcuno di loro ha deciso di rivelare la propria identità, altri continuano a ripulire le strade, altri ancora si sono ritirati dall’attività. Watchmen è un fumetto catastrofico, lontano dalle convenzioni del genere. Lo studio dei drammi personali dei protagonisti ricorda il realismo di Flaubert, i molteplici piani di lettura richiamano la struttura de Il nome della rosa, la maniacale dispersione di simboli e di flashback è la stessa del serial Lost.
Una menzione particolare per l’inserto metanarrativo: I Racconti del Vascello Nero, dove forse risiede il significato ultimo di Watchmen.

martedì 4 maggio 2010

Recensione del giorno

Luigi Tenco
Una voce fuori campo

di Luca Vanzella e Luca Genovese

BeccoGiallo, Padova, 2008 - 144 pagine; 15 euro


La tragica fine di Luigi Tenco la conosciamo tutti: uno sparo alla tempia nella stanza 219 dell’Hotel Savoy a Sanremo la notte tra il 26 e il 27 gennaio 1967. L’Italia intera è incollata al televisore per vedere il Festival. Ciao, amore ciao, la canzone di Tenco cantata con Dalida è stata scartata. Al suo posto è stata scelta la Rivoluzione di Gianni Pettenati. Questa è la cronaca, poi ci sono le dietrologie e le supposizioni. Prima, invece, c’è la storia di un cantautore innamorato della musica, uno che si è fatto le ossa suonando nei bar con gli amici, cantando con De Andrè, bazzicando il lato artistico della Milano anni ’60. I suoi testi appaiono fuori tempo, troppo moderni ma ugualmente non allineati con il movimento di contestazione giovanile che lo accusa di essere “dalla parte sbagliata”, dalla parte di chi fa i soldi con la musica. Questa Graphic Novel racchiude in una sceneggiatura intensa e nei disegni evocativi, il travaglio interiore che accompagna Tenco: dalle sue piccole e quotidiane bugie alla sua duplice essenza divisa tra la voglia di cambiare il mondo e l’esigenza di una vita in campagna. Assolutamente da non perdere! (adl)