Casa degli Atellani. Courtesy by Fondazione Portaluppi

giovedì 23 settembre 2010

Recensione del giorno

Acqua in bocca
di Andrea Camilleri e Carlo Lucarelli

Minimum fax, Roma, 2010 - 120 pagine; 10 euro


L’idea è divertente: i due più celebri autori noir italiani danno vita ad una jam session su carta stampata. Un romanzo (o forse sarebbe meglio definirlo un racconto lungo) a quattro mani che vede i personaggi più celebri nati dalla penna di Lucarelli e Camilleri, il commissario Salvo Montalbano e l’ispettrice Grazia Negro, impegnati nella risoluzione di un caso. Il risultato, però, non è dei migliori: al posto di esaltare le caratteristiche dei due scrittori, questo mix non fa che annacquare i loro linguaggi e la loro fantasia. La trama si perde, è banale, e ogni escamotage per tenere viva l’attenzione del lettore suona falso e forzato. Un’operazione editoriale di grande successo (in classifica per diverse settimane) ma una tradimento per tutti quei lettori che hanno sempre apprezzato gli stili di Lucarelli e Camilleri. Un’occasione sprecata. (adl)

lunedì 20 settembre 2010

Recensione del giorno

Ti ricordi Nanni?
di autori vari

a cura di Claudio Ricordi

Excelsior 1881, Milano, 2010; 242 pagine; 21,50 euro


Ricordate i dischi in vinile con la erre inscritta al centro di un cerchio eccentrico? Quelli erano i dischi Ricordi, la casa discografica fondata da Nanni Ricordi che, all'inizio degli anni sessanta, intercettò e promosse la prima generazione dei cantautori: Gino Paoli, Bindi, Gaber, Tenco, Paolo Conte. Nanni veniva dalla classica e per la musica italiana fece questo e altro. Il libro raccoglie testimonianze e interviste di tante fra le persone che lo hanno conosciuto e con cui ha lavorato. Tranci di vita da una stagione irripetibile e molte tracce del cenacolo culturale che ruotava intorno a casa Ricordi, dove s'incrociava chiunque. Alcune vette: i racconti di Maria Monti e Jannacci, su tutti; ma anche Ivan Cattaneo ospite che si sveglia di notte e sbircia Leonard Bernstein e Barbra Streisand mentre mangiano un panino in cucina, non è niente male. Un bel libro, cui manca solo una puntuale discografia. (
Dj Partner)

mercoledì 8 settembre 2010

Recensione del giorno

Manifesto della destra divina
Difendi, conserva, prega!

di Camillo Langone

Vallecchi, Firenze, 2009; 148 pagine; 12 euro


Qualcosa era già apparso su
Il Foglio, così, i primi ringraziamenti sono per Giuliano Ferrara. Langone completa e corregge una personalissima collezione di rimproveri. Attacchi e critiche sul disfacimento della società: ben distribuiti, a destra e a manca. Lontano dalla politica, fuori dal tempo. Usi, costumi e grandi moralità cantate. Un buon manifesto per il partito dei sani e primordiali principi, per il coro della fede e per i compagni del culatello. Tutti provincialismi e provocazioni di un conservatore, papista ed egocentrico, autarchico e goloso provocatore. È una lettura piacevole, capace di stimolare la fantasia del lettore. Immaginiamo Langone in armatura medievale, Langone che perde l’erezione cercando d’infilarsi un preservativo, Langone in mocassino e tabarro che ristruttura turri in Puglia. Caro Camillo, anch’io uso la bici, anche quando piove, ma, allo stesso tempo ringrazio Ryanair: posso andare a drogarmi a Barcellona, posso dar da mangiare ai piccioni in giro per l’Europa e posso anche andare a puttane in Slovacchia o in Polonia, a seconda dell’offerta più vantaggiosa. E la domenica, mentre tu sei a messa a Fontanellato, io seguo il campionato di calcio alla radio. Questione di fede. Adesso, quanti siete? (Giorgio Summer e Donna Moroder)

lunedì 6 settembre 2010

Recensione del giorno

La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo
di Audrey Niffenegger

Mondadori, Milano, 2008 - 500 pagine; 9,50 euro.


Lo so che è un libro del 2003, già pubblicato in due diverse edizioni tascabili e dal quale hanno tratto un film del quale è già edito il DVD. Un film con un altro titolo, che non ho visto e temo sia inguardabile (cose che succedono, quando un progetto passa dalle mani di David Fincher e Gus Van Sant a quelle di un qualunque Robert Schwentke ). Insomma è un libro anziano, ma può darsi che io non sia il solo cui era sfuggito. Il succo è questo: l'amore eterno (è il caso di dirlo) fra una donna consapevole e un uomo affetto da crono-alterazione. Un uomo cui, fuori controllo, capita di scomparire e viaggiare nel tempo. Un uomo che sta parlando con voi nel presente e di botto scompare, per incontrarvi quando avevate dieci anni, o peggio tra dieci anni. Mentre voi state lì, con il cerino in mano, in attesa, nella speranza che dove è finito non gli succeda qualcosa di brutto. Sono viaggi brevi e inaffidabili, dove l'uomo parla e assiste senza interferire sul destino delle vicende umane. L'autrice è una che, di fronte alla pioggia, s'attarda a descrivere ogni singola goccia per colore, forma e sensazione: di regola è un pacco, ma in questo caso aiuta il clima e accompagna il libro vicinissimo alla quotidianità e lontano da quel brutto affare che chiamano fantasy romantico (il terreno di gioco dove hanno voluto incastrarlo; sempre parlando di cinema, lontano da Ritorno al futuro e vicino a Ghost o al Fantasma e la signora Muir). Anche in un regime da salotto, le possibilità offerte dallo spunto sono tante e l'autrice non se ne lascia sfuggire una. E' il vostro libro, se siete appassionati di vite parallele e possibili oltre la meschina vostra. Con un pregio assoluto, vista la materia trattata: NON è un libro new age. In sottofinale inciampa: ma chi non inciampa, in sottofinale?
(il.P.)

mercoledì 1 settembre 2010

Recensione del giorno

Gustav Mahler.
Il mio tempo verrà
a cura di Gastòn Fournier-Facio
Milano, Il Saggiatore, 2010 - 744 pagine; 45 euro.

Nel centocinquantesimo anniversario della nascita di Gustav Mahler il direttore artistico della Scala ha curato questa gigantesca raccolta di scritti, la maggior parte inediti o introvabili, pubblicati nel corso del Novecento da suoi contemporanei, esegeti, detrattori, critici ed interpreti. Si gioca in serie A: a parlare sono Thomas Mann, Stephan Zweig, Leonard Bernstein o Glenn Gould (che ne dice male). “Sono ben conscio che, come compositore, non avrò riconoscimento durante la vita”, scriveva Mahler ai tempi in cui era peraltro il più celebre direttore d’orchestra del mondo. Il libro dà conto di questo riconoscimento, ma anche della fatica e del tempo occorsi per ottenerlo. Sul verso, crepi l’avarizia, la ristampa anastatica di un libretto di fotografie seppiate del 1922. Un’opera definitiva, che non ha eguali nemmeno in tedesco. (Dj Partner)

venerdì 27 agosto 2010

Recensione del giorno

Vorrei star fermo mentre il mondo va
di Simone Marcuzzi

Mondadori, Milano, 2010 - 283 pagine; 17 euro


Tre amici sulla frontiera di Pordenone, l’anno della maturità: Mattia e Valentina stanno assieme per elezione da qualche anno, mentre Rodolfo coltiva le diverse angosce dell’adolescenza riassunte dal titolo baustelliano. L’autore segue e intreccia due tracce: nella prima si dedica alla vita quotidiana di tutti e tre; nella seconda, a ritroso, adotta lo sguardo di un bimbo solitario e svela le radici familiari dei tormenti del protagonista, Rodolfo. Pur funzionale al racconto, questa seconda traccia è la più esposta ai rischi di manierismo. Più intrigante la prima, raccontata nel presente attraverso i minimi eventi capitali che arroventano la vita dei tre ragazzi: Valentina che si confessa al suo diario e ai suoi peluche, Mattia che ha sbirciato sul suo cellulare un sms sospetto, Rodolfo che si è messo con una ragazza più grande e fatica a prenderne le misure. Senza la smania di apparire, lo sfondo lo fanno la città di Pordenone e la sua provincia, raccontate per sogni, clima e realtà con la naturalezza di chi ci abita e non ha bisogno di metterla giù troppo dura. Perché il titolo è un verso dei Baustelle e nel libro si parla a lungo dei Marlene Kuntz, ma io non posso non citare “Prova a star con me un altro inverno a Pordenone”, come cantavano i Tre Allegri Ragazzi Morti. In questi anni la Mondadori ha centrato due bestseller di autori che parlavano di adolescenti: “La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano e “Bianca come il latte rossa come il sangue” di Alessandro D’Avenia. Non capisco perché abbia svenduto questo titolo nel mese di luglio e senza nemmeno destinarlo a una collana precisa, con il temuto risultato che a settembre molti librai lo renderanno. Se lo faranno sarà un peccato perché è un buon libro, che racconta i ragazzi con partecipazione, misura laica ed onestà. E con la giusta misura di nostalgie che uno non può negarsi, a leggere o a scrivere la storia di tre diciottenni.
(il. P.)


Prova a star con me un altro inverno a Pordenone
dei Tre allegri ragazzi morti

lunedì 9 agosto 2010

Recensione del giorno

Shinya Tsukamoto
dal cyberpunk al mistero dell'anima
di Andrea Chimento e Paolo Parachini
Edizioni Falsopiano, Alessandria, 2009 - 208 pagine; 13 euro

Le avventure del ragazzo del palo elettrico 1987. Tetsuo: the Iron Man 1989. Tetsuo II: Body Hammer.
Shinia Tsukamoto e il personalissimo. Cinema d'autore, cinema giapponese, cyberpunk e tubi metallici, sesso. Falso Piano Light dei brillanti Chimento e Parachini. Odori di colle tossiche e sensazioni di timore: cicatrici, sodomia, pallottole e altri efficaci strumenti tecnici. I movimenti di camera e di sconforto, gli stop motion e la pixelation più convincente.
La potenza dei legami elettronici dativi che esalta la struttura dell'essere modificato. L'attrazione magnetica tra superfici inorganiche e corpi. Chimica e biologia si confondono in un crescendo di alterazioni psichiche.
E stiamo cadendo nel profondo dello spirito uomo-macchina. L'importanza e l'innocenza della natura sono riprese troppo vicine che provocano nello spettatore il senso di colpa del nuovo millennio. Lo scintoismo dei robot. Stringiamo la mano agli autori.

Il castorino non c'è! (Rufus e Vino)

mercoledì 4 agosto 2010

Recensione del giorno

Sacre sfilate
Alta moda in Vaticano da Pio IX a Benedetto XVI

di Luca Scarlini

Guanda, Milano, 2010 - 192 pagine; 12 euro


Qual è il rapporto tra i papi e la moda? A leggere
Sacre sfilate (Guanda, 12 euro) si apprende che per molti papi, specie gli ultimi due, il look è faccenda molto importante e non un trascurabile dettaglio. La reintroduzione del camauro, un copricapo di velluto rosso con bordature di ermellino, da parte di Benedetto XVI è il segno di un ritorno alla tradizione che non riguarda solo la moda vaticana. Un libretto agile ma succoso di semiologia prêt-à-porter. (asaib)

venerdì 30 luglio 2010

giro di recensioni

Libri da portare sotto l'ombrellone! tornano i consigli di Jacopo Ghilardotti per la lettura estiva:

Le ho mai raccontato del vento del nord - Daniel Glattauer -Feltrinelli
Angolo di riposo -Wallace Stagner -Rizzoli
Indian takeaway- Hardeep Sigh Kohli - Marsilio
Vorrei star fermo mentre il mondo va - Simone Marcuzzi -Mondadori
I 10 giorni che svonvolgeranno il mondo - Alain Minc -Le chiarelettere



Giro di recensioni - Libri sotto l'ombrellone

giovedì 29 luglio 2010

Recensione del giorno

Marina
di Carlos Ruiz Zafon

Mondadori, Milano, 2009; 308 pagine; 19,50 euro


Leggendo Marina non si ha l’impressione di trovarsi di fronte a qualcosa di nuovo. Personaggi, atmosfere e ambientazioni rimandano a quel mondo che ormai, da L’ombra del vento in poi, abbiamo imparato a conoscere. Barcellona con la nebbia, un po’ di mistero, uno studente curioso e innamorato, sono gli elementi che caratterizzano tutta la narrativa di Zafon. Una lettura che in un certo senso ci coccola, perché sappiamo già dove ci porterà la conclusione, conosciamo gli sviluppi e anche i prevedibili colpi di scena. Non è un libro da fiato sospeso, piuttosto una lettura dolce e ritmata perfetta per l’ombrellone! (p.f.)

martedì 27 luglio 2010

Recensione del giorno

La macchina perfetta
Teoria, pratica e storie della bicicletta
di Giò Pozzo e Adriano Maccarana
Il Saggiatore, Milano, 2010 - 192 pagine; 25 euro

È semplice, essenziale, non consuma carburante, costa poco e non inquina.
La bicicletta è una macchina perfetta. Una macchina che questo libro suggerisce come usare, riparare e mantenere efficiente: spesa minima, soddisfazione massima.
Dopo anni trascorsi nelle ciclofficine e dopo aver capito che le biciclette di oggi spesso non sono fatte così bene, Giò Pozzo e Adriano Maccarana hanno aperto la loro bottega, dove producono pregiate biciclette artigianali (OrcoCicli). Da questa loro esperienza è nata La macchina perfetta, un manuale per capire come è fatta una bici, come montarla o rimetterla in sesto, pezzo per pezzo, con l’ausilio di una cassetta degli attrezzi e di illustrazioni minuziose. Tanti consigli d’uso, suggerimenti tecnici e segreti del mestiere, ma non solo. Gli autori ci fanno percorrere l’universo vario, e anche bizzarro, della bicicletta, dalla pista alla strada, dalla graziella al bolide da corsa ultraleggero, dalla bici da viaggio alla moda metropolitana della ruota fissa. E ricordano i grandi marchi che hanno fatto la storia del ciclo italiano, marchi dietro cui stanno eccellenti artigiani imprenditori che non hanno avuto paura di sporcarsi le mani con il grasso: Edoardo Bianchi, Tullio Campagnolo, Faliero Masi, Mario Confente…
Con parole semplici e convincenti, Pozzo e Maccarana ci fanno condividere la loro esperienza e ci riservano una sorpresa: la “riscoperta” della bicicletta. All’insegna di una massima: «Vale sempre la pena di rimettere in funzione una vecchia bicicletta che, valore affettivo a parte, potrà garantirvi ancora lunghi anni di felici pedalate». E, in ogni caso, è sempre meglio abbondare col grasso!

mercoledì 14 luglio 2010

Recensione del giorno

Inviato alla biennale
Venezia 1949-2009
di Gillo Dorfles
Libri Scheiwiller, Milano, 2010 - 544 pagine; 18 euro

I cent’anni di Gillo Dorfles celebrati da Libri Scheiwiller, la casa editrice nata a Milano nel lontano 1977. Inviato alla Biennale raccoglie articoli e contributi vari apparsi sulle più importanti pubblicazioni nazionali negli ultimi quarant’anni. Cronache ordinate dal 1949 fino al 2009.
Una particolare storia dell’arte, decisamente personalizzata e consultabile, un percorso teorico tra stili e materiali. Il tutto per decifrare i significati dell’espressione “qualità artistica”. Dorfles e il cammino dell’esposizione d’arte in Italia, alla ricerca del gusto internazionale, per un’analisi dell’espressione e della produzione contemporanea, in quello spazio di critica troppo vicino al presente per avere connotati d’oggettività. La forza di Dorfles nasce dalla capacità unica di definire in corsa il ruolo dell’arte, nel tentativo d’individuare il fenomeno e intuire il capolavoro. Il racconto delle oscillazioni artistiche del Novecento, inseguendo le progressioni del gusto, le leggi della moda e i parametri estetici: la saggia analisi dell’eterno conflitto tra critica e storia dell’arte.

lunedì 12 luglio 2010

Recensione del giorno

Un giorno
di David Nicholls
Neri Pozza, Vicenza, 2010 - 491 pagine; 18 euro.

Per parlare di questo libro devo partire da Nick Hornby. A me Nick Hornby piaceva molto, all’inizio. Comprai Alta fedeltà ancora nella primissima edizione, quella che aveva in copertina una vecchia stampa e non la ragazza sorridente che subentrò non appena alla Guanda si accorsero di avere per le mani un tesoro. Febbre a 90, già uscito in Inghilterra, me lo divorai in edizione originale ben prima della stampa italiana. Lessi anche Un ragazzo, anche se con minore accanimento. Poi uscì Come diventare buoni, quello scritto in prima persona femminile, e successero due cose: 1) una mia amica mi disse che era un libro tutto sbagliato perchè “nessuna donna ragiona a quel modo”. 2) Will Self - o forse era Irvine Welsh oppure John King, fa lo stesso: uno a caso fra i cantori dell’hooliganism britannico – parlò di Hornby con disprezzo come del classico personaggio che “trovi sempre in cucina alle feste”, con il famelico sottinteso che lui, alle feste, preferiva stare in sala o in camera da letto o in bagno (cito in merito l’inno di Jona Lewie “You'll Always Find Me in the Kitchen at Parties”). La somma di questi eventi e l’improvvida speranza di non essere troppo confuso con Nick Hornby, i suoi lettori e i suoi personaggi, negli anni successivi mi fecero deviare verso altri autori e altri mondi.
Per lanciare Un giorno di David Nicholls la Neri Pozza ha attaccato al libro una fascetta con uno spericolato elogio di Nick Hornby, che parla di un romanzo “coinvolgente e irresistibile”. Sono evidenti la chiamata di correo, l’invito a nozze, il richiamo alle armi: i lettori sono avvisati di avere a che fare con un libro che è piaciuto ad Hornby e si presume presenti le stesse atmosfere, gli stessi rimandi e gli stessi quadri borghesi e londinesi tipici del prototipo. Ma nonostante la mia maturata diffidenza, questo mattone di cinquecento pagine l’ho letto in due soli giorni, sperando che non finisse. I protagonisti sono un uomo e una donna, Emma e Dexter, che passano insieme la notte successiva alla loro laurea, il giorno 15 luglio 1988. “Due ragazzi si incontrano nel momento più bello della loro vita, quando tutto sembra possibile”, strizza l’occhio la quarta di copertina. In Inghilterra il 15 luglio è il giorno di St. Swithin, una ricorrenza legata a un proverbio sul tempo (qualcosa di simile ai giorni della merla o all’estate di San Martino da noi: cito in merito l’inno di Billy Bragg “St. Swithin’s Day”, per quanto suggerito da Nicholls stesso). Le vite di Emma e Dexter si dividono immediatamente (in sintesi: lui è ricco, vanesio e un po’ cialtrone; lei è meno ricca, impegnata e sogna di fare la scrittrice), però quando arriva il 15 luglio di ogni anno i due si incrociano o si cercano, mal che vada si scrivono e si ricordano: come vagamente intuito da entrambi in battuta, l’uno è l’essere più importante della vita dell’altro. Nicholls racconta ogni St. Swithin’s Day della vita di Emma e Dexter, anno dopo anno, fino al 2007: è un trucco narrativo che gli consente di fotografare i loro diversi movimenti senza perdere troppo tempo sugli sviluppi intermedi (faccio un esempio che non pregiudica la vostra lettura: della mamma di Dexter, malata il 15 luglio 1992, si annuncia di passaggio la morte nel capitolo del 15 luglio successivo, ovviando alla necessità di raccontarla). Ora non voglio esagerare con i legami personali, che già ne ho messi fin troppi: però io mi sono laureato sei mesi dopo Emma e Dexter e ho circa la stessa età, seguire la loro vita a due vicina e lontana, anno dopo anno, mi ha spinto naturalmente ad alcune nostalgiche complicità. Che saranno pure state ricercate e piazzate a bella posta per fottermi, però non me ne sono accorto. Già lo so che qui si parla di narrativa, non di letteratura: la letteratura è Bret Easton Ellis, Cormac McCarthy, David Foster Wallace, James Ellroy. Qui si parla di una commedia romantica della quale stanno già programmando il film e contando i possibili incassi (Dexter sarà Jim Sturgess, il protagonista di Across the Universe; Emma sarà Anne Hathaway, tanto per non smentire il richiamo ad un altra commedia romantica passata con strasuccesso al cinema. Servisse la mia opinione, io leggendo pensavo a una come Lily Allen). Però vi giuro tre cose, a costo di fare la figura del boccalone: 1) lo sviluppo della trama non è prevedibile. 2) Emma è fantastica. 3) Quando va alle feste Dexter in cucina ci passa solo a prendere l’alcool. (il.P.)


St. Swithin's Day di Billy Bragg

giovedì 8 luglio 2010

Recensione del giorno

DVD Messiah di Georg Friedrich Händel
LIBRO
Compendio della vita di Gesù Cristo

Classica, Milano, 2010 - 1 dvd, 46 pagine; 29,90 euro.

Händel compone Messiah, forse l'oratorio più famoso della musica barocca, nel 1742, quando smette di scrivere opere, per dedicarsi alla musica religiosa. Nel Messiah, che racchiude l'esperienza del barocco romano e la compenetrazione tra il protestantesimo germanico e la riforma anglicana, si sommano le contraddizioni e la visione del mondo della cultura barocca. In qualche modo simile è il libro di Pascal, scritto un secolo prima, che rappresenta il senso del dibattito intorno alla figura del divino, dominante in tutta la cultura barocca. La rappresentazione di Guth è invece una rilettura contemporanea, che cambia gli equilibri del sacro: un tentativo di ridare vitalità alla questione, come non avrebbe mai potuto fare una rappresentazione più tradizionale. (Philippe Daverio)

lunedì 5 luglio 2010

Recensione del giorno

Acqua dal sole
di Bret Easton Ellis
Einaudi, Torino, 2006 - 228 pagine; 10,50 euro

Acqua dal sole è un insieme di racconti brevi in cui lo scrittore Bret Easton Ellis, autore di American Psycho, esprime appieno le sue potenzialità. Non di rado nei romanzi veri e propri Ellis si perde dietro a digressioni che indeboliscono il fluire della trama. In questa raccolta, invece, la sua prosa rimane tesa come una corda e illustra in maniera esemplare la vacuità che fa da sfondo all’esistenza dei suoi personaggi.
In questi racconti i personaggi di Ellis sembrano muoversi in una bolla di gesti privi di ogni aderenza al reale. Si muovono nel tessuto di giornate stranianti, dove l’apatia generale può essere rotta solo da uno scoppio di incontrollata violenza. Violenza priva di senso, surreale e disumana. Spesso i personaggi di Ellis sono ricchi senza sapere perché, senza sapere cosa fare della loro ricchezza. Sono belli come spot pubblicitari, altrettanto artefatti e privi di profondità. Sono, soprattutto, protagonisti di un mondo dai confini inquietanti e misteriosi; un mondo che non sentono la necessità di interpretare.
Mai come in questi racconti la prosa di Ellis trabocca di significati oscuri, che vanno ricercati al di là di quello che viene descritto sulla pagina. Ogni situazione si muove su un confine sottile, oltre il quale sembra regnare la follia. Lo scrittore riesce a raggiungere questo effetto intrecciando la realtà con elementi che appartengono all’universo fantastico. In I segreti dell’estate, una delle storie più impressionanti, abbiamo un vampiro che rimorchia le ragazze per ucciderle, prende farmaci e va dallo psicologo. La figura del vampiro ritorna spesso a incarnare la figura del male assoluto, emblema di tutti i vizi che la società secerne a cui non sembra esserci rimedio. (alessio I.)

mercoledì 30 giugno 2010

Recensione del giorno

Acciaio
di Silvia Avallone

Rizzoli, Milano, 2010 - 357 pagine; 18 euro


Una storia dura, luccicante, duttile proprio come l’acciaio. L’amicizia tra le tredicenni Anna e Francesca è la chiave con la quale Silvia Avallone ci fa entrare nel microcosmo di via Stalingrado a Piombino: una brutta periferia fatta di casermoni, violenza domestica, afa e puzza che fa da sfondo a questo racconto di formazione. I personaggi prendono vita a poco a poco intrecciando le loro esistenze a quella della Lucchini, l’immensa e immobile fabbrica che domina i loro orizzonti e condiziona i loro sogni sbuffando neri fumi dalla bocca di Afo 4. Qui tutto è una brutta copia del mondo: c’è la spiaggia ma è una discarica, c’è il mare ma puzza, ci sono le canzoni ma arrivano storpiate dalle casse di un vecchio stereo e anche i gattini sono storpi. La fuga è possibile ma il prezzo da pagare è alto. Si scende a patti con tutto: prostituzione, malavita, rapine e solitudine. Quando si sentirà l’odore di libertà, questo avrà il profumo dell’isola d’Elba. Da leggere. (p.f.)



booktrailer

martedì 29 giugno 2010

Recensione del giorno

Teste
di Giuseppe Genna
Mondadori, Milano, 2009 - 384 pagine; 18 euro.

Milano. Si parte dall’idroscalo. Superficie ghiacciata che nasconde una testa mozzata e il corpo di uno scivolato, forse, imprudente, forse, pensionato. Decollamenti e complotti vari per l'ispettore Mario Lopez, che sempre lavora al quarto piano della questura di via Fatebenefratelli. La solita trama gialla, il solito poliziotto e sempre, su tutto, i Servizi Segreti. Ovvio: letteratura di genere. Ancora più ovvio: Genna non è Ellroy.
Però, fin dall’inizio, il lettore trova delle parti corsivate: introducono ogni capitolo e tanto sembrano dei flussi di coscienza. Questi pensieri in divagazione sono il punto a favore del libro. Sono le parti che vengono saltate quando si ha sonno e sono le stesse che si vanno a rileggere quando le indagini annoiano o quando il libro è già finito. Scopriremo solo alla fine chi parla, proprio quando non ci sarà più nessun interesse per il mistero criminoso e per le sorti del caro Lopez, forse all’ultima fatica.


intervista a Genna